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Foto di gruppo con Architettura
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Autore: Michele Costanzo
La visione professionale di Rosario Gigli, a partire dagli anni formativi, è sempre stata duplice: da un lato la ricerca progettuale e dall'altra l'insegnamento. E questo, per un suo innato bisogno di tipo riflessivo, speculativo e comunicativo sul piano intellettuale; badando bene però a non limitare la propria azione alla semplice, immediata enunciazione delle idee, ma seguendo gli effetti di quanto trasmesso con sincera passione e generosa dedizione, ossia i risultati progettuali dei propri allievi.
Per Gigli, l'aspetto concettuale insito nell'operazione del comporre, risiede soprattutto nel metodo; attraverso cui il tema ideativo è affrontato, intellettualmente analizzato e concettualmente impostato come la trama di un racconto. Il progetto è dunque una forma di narrazione e, nel contempo, è una sorta di "autoanalisi", in quanto indagine che nasce da un'esperienza dell'autore o da un suo modo d'essere; e, poi, di sintesi formale che ha per oggetto la comunicazione/descrizione del contenuto immaginativo di tale circuito astratto/concreto con radici (o rizomi) di tipo "autonarrativo".
L'impegno nei confronti della didattica universitaria, d'altra parte, ha sempre rappresentato per Gigli un importante punto di riferimento per la sua ricerca teorico/progettuale, un costante pungolo che lo ha spinto, nel passato come nel presente, ad interrogarsi e a riflettere sul proprio fare.
In un suo breve scritto-confessione (rimasto fino ad ora inedito), Gigli ricorda di aver sempre pensato che «[...] insegnare architettura, oltre che trasmettere consapevolezze, significa innanzi tutto far riflettere gli studenti sul senso del costruire [...]. Il mio insegnamento ha, pertanto, coinciso e coincide con una ricerca [...] continua, nella quale si alternano e s'intrecciano momenti di certezza e d'incertezza, di ripensamenti, di differenti interpretazioni, a volte anche di sperimentazioni ai confini di tutto ciò che ci appartiene e ci identifica. [...] Il confronto con gli studenti, con le loro istanze di rinnovamento d'altra parte è importante, anzi essenziale» , ma questo, egli sottolinea, non deve mai far perdere al docente il senso del proprio ruolo. Così, ho «[...] ricondotto le linee di questa ricerca ad un nucleo di convinzioni che da sempre è fondamento della mia attività didattica come di quella di architetto progettista. Architettura come sintesi tra idea e scrittura è lo slogan che da tempo mi accompagna e nel quale mi identifico» .
Il senso più immediato di tale frase è un segnale cifrato, allusivo ad una intellettuale liaison con il pensiero tafuriano, unito alla volontà di ricondurre il processo ideativo all'interno di una struttura sintattica attraverso cui poter valutare l'essenza dell'atto progettuale che, com'egli afferma, è composto da una terna di elementi -tipologico, compositivo e costruttivo- che conferisce ad esso identità.
E' un tema quello della scrittura architettonica che per lo studioso romano, non può essere, peraltro, disgiunto da quella critica. «A chi pone il tema della scrittura architettonica», afferma, infatti, Manfredo Tafuri, «[...] presenteremo il tema della scrittura critica» che costituisce la specificità storica delle scritture artistiche. E il lavoro storico, a sua volta è «[...] un linguaggio che, entrando perpetuamente in conflitto con la pluralità delle tecniche di formazione dell'ambiente» si pone come elemento di verifica e di controllo rispetto ad ogni riflessione sull'architettura.
«Insegnare architettura vuol dire insegnare a pensare con gli strumenti di un linguaggio particolare» . Un linguaggio non verbale, ma iconico, composto esclusivamente attraverso una struttura segnica di tipo tridimensionale, «[...] con una sua convenzionalità descrittiva che occorre imparare a riconoscere [...] e ad usare, [...] nel quale giocano un ruolo l'invenzione, il ragionamento, l'espressività ed un insieme di competenze. Condivido l'opinione diffusa che il progetto architettonico consiste in un campo d'esperienze all'interno del quale non si danno andamenti lineari, ma un insieme di momenti di connessione tra norma e libertà, tra logica e volontà espressiva» , ma quello che, in definitiva, avvalora tale percorso, asserisce l'architetto, non può che essere il risultato.

In questo intrico di rapporti intellettuali/scientifici di conoscenze ricevute/trasmesse e di rapporti sentimentali/collaborativi, l'occasione che si è presentata al Dipartimento AR _Cos, nel 2007, di affrontare il progetto di una Facoltà umanistica per il nuovo Campus di Pietralata e di tentare di risolverlo insieme, lasciando che tutti, attraverso questo lavoro, potessero depositare un proprio segno una propria traccia- una specie di "foto di gruppo" come amava dire Gigli in quei giorni, per convincere i colleghi ad essere partecipi al massimo grado- e stata vista come un'occasione estremamente importante e di grande significato simbolico. Una possibilità di collaborazione e di scambio tra docenti, giovani e anziani ed anche un evento emblematico in cui, seppure la frase ha in sé un'eccessiva enfasi, "l'università è riuscita a progettare se stessa".
A questo progetto, bisogna subito aggiungere, Gigli si è dedicato con tutte le sue forze, spalleggiato da molti giovani assai capaci, che in buona parte collaborano abitualmente con lui in ambito professionale ; e con l'appoggio, altresì, (e questo non va dimenticato) di altri colleghi che hanno lasciato nelle varie tappe del progetto e soprattutto in quello definitivo un loro importante segno .
Il punto di partenza della proposta è stato un'attenta riflessione sulle trasformazioni avvenute nel mondo dell'insegnamento a seguito dell'affermarsi in maniera sempre più insinuante del tema della comunicazione, inteso sotto le sue molteplici forme in cui si manifesta: dall'aspetto tecnologico a quello antropologico.
Partendo da un'impostazione che rivolge una particolare attenzione a tale composita visione lo sviluppo del percorso ideativo/elaborativo ha puntato particolarmente a dare spazio e gradualità agli aspetti attinenti alla trasmissione del sapere e all'apprendimento. Assecondando il progresso delle strutture e dei sistemi comunicativi è possibile istituire ad una variegata gamma di forme organizzative dello spazio in cui sviluppare varie proposte di tipo associativo e di scambio.
Ne discende che il nucleo ideale di partenza del progetto, che ha avuto conseguentemente adeguata espressione formale, è lo spazio.
Il progetto, ha avuto diverse redazioni, nel suo travagliato percorso ha prodotto/proposto concetti, suggestioni, immagini, indirizzi immaginativi che, in parte, si sono perduti e, in parte, si sono trasformati, dando origine a nuove idee, nuove spazialità. Tale itinerario è stato sintetizzato da Gigli, per quanto riguarda la storia del suo contributo, in tra proposte. Tutte, grosso modo, legate da un unico filo conduttore che pone come soggetto centrale un grande spazio centrale, un luogo d'incontro e di scambio, una sorta di "condensatore sociale" che rende vivo e dinamico lo spazio collettivo. Attorno al quale si dispongono i servizi, i laboratori, le aule di lezione, spazi di studio e quant'altro.
Il tema centrale dello spazio, che prende le mosse da una realtà centrale totalizzante si trasforma, nelle fasi successive, in una realtà ambientale interna di tipo fluido e senza soluzioni di continuità rilevanti, evitando forti cesure o netti diaframmi preclusivi, al fine di ottenere degli ambiti più i meno specializzati, finalizzati a rendere l'insieme stimolante e vivo, accentuando un processo di trasformazione di genere informativo-interdisciplinare-ideologico. Più precisamente, sono stati distinti nell'impianto due tipi d'attività: programmate e non programmate.
Le attività non rigidamente programmate è previsto che si svolgano nel vuoto centrale; e possono essere: simposi, cerimonie, intrattenimenti, esposizioni, incontri, dibattiti, proiezioni. Tale "spazio-contenitore", illuminato dall'alto, è dunque un vasto ambiente estremamente dinamico che l'attività degli studenti rende vitale. Al suo interno si trovano scale e passaggi lungo i quali s'incontrano, variamente disposti, la zona ricezione, gli spazi espositivi, il bar-ristorante, un auditorium, e la biblioteca. La hall è percorribile accedendo direttamente dalla fronte sud dove all'esterno si trova il percorso che va alla piazza e che divide/unisce idealmente l'edificio universitario per insegnamenti umanistici, e quello frontistante destinato ad insegnamenti di tipo scientifico. Tale fronte, per la sua particolare posizione, presenta dei punti di maggiore "trasparenza" rispetto al resto delle superfici che involucrano l'oggetto. Sono previsti, inoltre, altri accessi lungo la parete a nord.
Le attività programmate si svolgono attorno al grande vuoto, e sono: le aule di lezione, i laboratori informatici, la mediateca, gli studi, gli uffici amministrativi e direzionali.

in Rosario Gigli "Tema e Variazioni. Il comparto C1 della Sapienza a Pietralata-Roma", Edizioni Kappa 2008.

1 Rosario Gigli, Architettura e didattica, dattiloscritto.
2 Ivi.
3 Manfredo Tafuri, La sfera e il labirinto, Einaudi, Torino 1980, pp. 3-4.
4 Rosario Gigli, Architettura e didattica, op. cit.
5 Ivi.
6 Dottori e dottorandi di ricerca: Arch. Laura Calcagnini, Arch. Alessio Cancellieri, Arch. Michela Esposito, Arch. Daniela Faraglia, Arch. Carlo Maggini, Arch. Paolo Marzullo, Arch. Mauro Pantuso, Arch. Giulio Romoli, Arch. Massimo Valente
Collaboratori: Arch. Alessandro Benanti, Arch. Giorgio Biscetti, Arch. Chiara Campogrande, Francesco Ciresi, Enrico Coscarella, Arch. Cesare De Sessa, Arch. Rachele Palladino, Arch. Alessandro Ponteduro, Arch. Romina Sicuro
7 Direttore: Prof. Arch. Richard Vincent Moore; Responsabile scientifico: Prof. Arch. Benedetto Todaro; Progettazione architettonica: Prof. Arch. Marina Pia Arredi, Prof. Arch. Rosario Gigli; Progettazione delle strutture: Prof. Ing. Marco Menegotto, Arch. Silvio Salvini.