Scritti Brevi
 

Scritti
 
Rss feed scritti
Francesco Careri, Constant. New Babylon una città nomade, Testo & Immagine, Torino 2002
Rivista Parametro N° 240/241
di luglio ottobre , 2002
Autore: Michele Costanzo
La New Babylon dell'artista situazionista Constant Nieuwenhuys, raccoglie sotto tale denominazione una serie di progetti, plastici, disegni, mappe, scritti e quant'altro, il cui comune obiettivo è quello di analizzare, descrivere, illustrare un habitat totalmente nuovo, per una società altrettanto nuova.
L'intento di Francesco Careri è quello di inserire l'esperienza dell'artista, unitamente alle numerose iniziative dei componenti di quel composito movimento che prenderà il nome di IS (Internazionale Situazionista), all'interno del più ampio movimento, genericamente definibile della "seconda avanguardia" che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha operato attivamente per scardinare i principi su cui il "modernismo" stancamente portava avanti la sua azione.
Il questo modo egli riesce a mettere in luce con chiarezza come la proposta di Constant sia vicina, e a volte addirittura attraversi, esperienze contemporanee, dal Golden Lane Housing di Alison e Peter Smitson al Fun Palace di Cedric Price, ma sopratutto vicina ad Archigram che accoglierà New Babylon nella sua rivista.
Il progetto inizia a prendere forma (sulla scorta di sollecitazioni di vario genere) verso la fine degli anni Cinquanta. Esso si rivolge ad una società che egli considera profondamente cambiata rispetto al passato, ma curiosamente non troppo diversa da quella moltitudine, a cui fanno riferimento Antonio Negri e Michael Hardt nel loro recente saggio Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, che sta a designare una pluralità di soggetti animati da 'individualità' e riuniti in una comunità universale dal comune desiderio di opporsi al dominio dell'Impero (inteso come nuova forma di capitalismo).
L'artista olandese, afferma di aver «[...] sempre avuto l'idea di cambiare la società. E' terribile adesso. E' una società detestabile. Ci sono soldi solo in una parte del mondo, nel resto del mondo è l'inferno [...] è un mondo atroce. Dicono che la realizzazione di New Babylon non è possibile, ma allora io mi chiedo: è la miseria l'alternativa alla città dell'Homo ludens? Ecco quello che succede oggi e che succederà finché New Babylon non sarà realizzata».
Il luogo dell'utopia di Constant, che pure parte da un ambito fisico determinato -il progetto per un campo nomadi (1956) nel terreno offerto dal suo amico Pinot Gallizio ad Alba- è, in senso ideale, l'intero pianeta: un luogo in cui dovrebbe abitare una società tornata ad essere nomade (come milioni di anni fa) in un mondo senza frontiere.
Il nomadismo, scrive Careri, è l'espressione del «[...] rifiuto del sistema di produzione capitalistica», nonché «[...] del sistema di accumulazione dei beni, [...] della proprietà privata e di ogni confine etnico ed economico. Nomadismo per un nuovo uso del tempo, dello spazio, della propria vita».
L'idea di questa società liberata dal lavoro che porta avanti Constant trova la sua radice teorica in Homo Ludens, un saggio scritto da Johan Huizinga alla fine degli anni Trenta, in cui lo studioso olandese rifletteva sulla inevitabile trasformazione della società da lavorativa a creativa e, poi, a ludica, come sviluppo estremo di tale progressione.
Constant, che negli anni precedenti aveva condiviso l'esperienza del gruppo CoBrA, in occasione del Primo Congresso Internazionale degli Artisti Liberi ad Alba (1956), ha modo di conoscere il lettrista Guy Debord: un incontro importante attraverso il quale si avvicinerà al tema dell'urbanismo unitario.
Con Debord avrà modo di sperimentare "nuovi comportamenti della vita reale" attraverso la deriva urbana: una pratica estetica basata sullo spaesamento, gia applicata in vario modo, e con differenti esiti, da dadaisti e surrealisti negli anni Venti/Trenta. Ma la deriva lettrista si differenziava per l'applicazione di un criterio di lettura della città con base scientifica. Per essi, questo voleva dire «[...] sperimentare nuovi comportamenti nella vita reale e soprattutto si prestava a essere utilizzata come nuova forma d'arte collettiva: un'operazione artistica che, compiuta in gruppo, aveva il potere di annullare le componenti individualistiche dell'opera d'arte tradizionale».
Oltre ai numerosi modelli di New Babylon, unitamente a Debord ed altri artisti confluiti tutti nell'IS (Internazionale Situazionista), Costant partecipa all'elaborazione di una serie di mappe psicogeografiche di Parigi che rappresentano concetti di deriva: si tratta di fogli pieghevoli, simili a quelli in uso per orientare i turisti, ma al contrario che invitano a perdersi. «Aprendo questa strana guida troviamo una Parigi esplosa in pezzi, una città la cui unità è distrutta e in cui si riconoscono soltanto frammenti».
Dopo questa prima esperienza, le mappe che si succederanno avranno per oggetto città anche diverse da Parigi.
Debord realizza The Naked City, ma non si tratta più di un gioco ironico-provocatorio, i frammenti che compongono la mappa sono montati in modo da creare un senso di totale disorientamento: "come continenti alla deriva".
Nel procedere della elaborazione di piante psicogeografiche da parte dei situazionisti, tendenti a stravolgere la struttura urbana della città, la posizione di Constant, punterà sempre più a differenziarsi: i suoi 'pezzi', infatti, vanno ricomponendosi «[...] per formare una nuova città. Non si tratta di una città sedentaria e radicata al suolo, ma di enormi corridoi urbani sollevati da terra che attraversano territori immensi per avvolgere tutta la superficie terrestre».
A questo punto non esiste più una differenza tra New Babylon e la deriva entrambi sono ormai diventati un'unica realtà che si irradia, incontenibilmente, sulla superficie del nostro pianeta: "Abitare è essere dovunque a casa propria".