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MVRDV. Da Farmax a Regionmaker riflessioni e studi su un nuovo paesaggio metropolitano.
Rivista architettura.supereva.com N°
di , 2002
Autore: Michele Costanzo
L'attività di MVRDV ha la peculiarità di svilupparsi all'interno di un'ideale 'zona intermedia' frutto di sovrapposizioni e sottili interscambi tra aspetti concettuali e reali. «Se non ci fosse stato Farmax, WoZoCo's non ci sarebbe stato o sarebbe stato differente», essi affermano, «senza 3D City, Pinault non sarebbe esistito; e, senza Silodam, non saremmo arrivati a Funzionmixer... Perfino i progetti di piccola scala hanno le qualità per dare informazioni e strumenti applicabili in scenari più ampi» .
Da tale condizione totalizzante del fare, dello sperimentare, e del riflettere sull'architettura, gli architetti hanno saputo trarre stimolanti esempi di fruttuosa interazione: da un lato, una forte spinta ideologico-culturale alimentata dall'indagine statistica; e, dall'altro, un notevole potenziale creativo espresso con profonda capacità di coinvolgimento. I due libri Farmax e Metacity/Datatown (a cui faranno seguito numerosi alti), rappresentano una chiara indicazione di questa scelta operativa che contraddistingue il loro percorso di ricerca.
Come osserva Aaron Betsky, essi sono tra i più tipici rappresentanti «[...] della Generation 1.0, architetti impegnati in un lavoro di progettazione-finalizzata. Come eredi di un secolo di tentativi nel definire la disciplina all'interno di una cultura che sta diventando sempre più astratta e guidata dai dati, essi hanno scelto una particolare alternativa ai sistemi d'ingegneria, di organizzazione o di ricerca-orientata. I loro progetti puntano a trasformare l'informazione statistica astratta in forma concreta» .
Farmax è il loro primo testo teorico, che inizia ad essere elaborato nel 1994 , per trovare conclusione nel 1998. Il volume raccoglie una serie di articoli e progetti di MVRDV, svolti in parte con la collaborazione degli studenti della Delft University of Technology, del Berlage Institute di Amsterdam e dell'Academy of Architecture and Urban Planning di Rotterdam, insieme a proposte di altri progettisti, unitamente a scritti, indagini di tipo scientifico, statistico e socio-antropologico di studiosi dei diversi settori. Il filo unificante dell'opera, che lega in un tutto organico dei materiali in sé eterogenei, è rappresentato dal tema della densità. Il sottotitolo del libro, non a caso è Excursion on Density. Nel testo d'apertura, Greyness on the Dutch Mesa, si legge: vaste aree dell'Olanda «[...] sembra che stiano per essere invase da un 'materiale' consistente in case con giardino a basso costo, uffici con affitto a buon mercato, magazzini, fabbriche stile azienda agricola, aree per motocross ed altre strutture a ridotta densità. [...] Come far fronte a tale 'materiale' urbano che non può essere considerato del tutto valutabile? Accettando il dato di questa condizione e continuando acriticamente il presente trend, il pi? delle aree ancora libere saranno coperte e la nostra società sarà avvolta da un generale 'grigiore'. E' possibile riconsiderare questa situazione portando le densità ad un punto estremo e scompaginando la trama con inserti o polarità?» .
Il libro esamina le potenzialità di questi punti limite, non trascurando di indicare anche gli aspetti negativi: questo è "il mondo dell'estremo Floor, Area, Ratio", ovvero FAR MAX.
Ciò che gli autori intendono mettere in rilievo nel corposo volume è il risultato della loro riflessione circa gli sviluppi della contrapposizione tra edificio e paesaggio; cosa che avviene attraverso la riorganizzazione, la reinvenzione del loro rapporto: da un lato, l'oggetto architettonico tende a porsi come ideale prolungamento del landscape e, dall'altro, questo punta a confluire in una nuova, più complessa struttura che lo incorpora (com'è il caso del Padiglione olandese all'Expo 2000 di Hannover).
In Farmax, l'approccio di MVRDV al tema della densità riflette il modo stesso in cui essi affrontano il progetto, come Ë ben sintetizzato nel motto "la ricerca rimpiazza la fantasia". E questo, è importante sottolineare, mette in luce il loro metodo assolutamente singolare di affrontare il progetto. «Rispecchiare letteralmente la società nelle nostre costruzioni», essi scrivono, «appare ormai ridicolo: perché continuare a improntare i nostri edifici volutamente al caos quando l'ambiente intorno è già caotico? Perché realizzare opere 'virtuali' di cristallo quando già possiamo navigare nel mondo immateriale del computer? La relatività appare di gran lunga più modesta e interessante. Ci libera della pesante responsabilità di fare da padrini alla società e colloca l'architettura direttamente nell'epoca del dubbio e del relativismo. L'intuizione artistica può essere sostituita dalla ricerca» .
Il particolare significato che essi danno al termine ricerca è l'elemento chiave della loro maniera di intendere il progetto, che si andrà sempre più caratterizzando con il susseguirsi delle opere. In ognuna di esse, gli architetti partono dallo svolgimento di un'indagine minuziosa dei fatti: leggi, regolamenti, condizioni, esperienze, finanziamenti disponibili, esigenze del committente, e quant'altro. L'insieme dei dati viene tradotto in diagrammi che, una volta sovrapposti, vanno a delineare il quadro entro cui debbono rimanere contenute le ipotesi progettuali: spesso i margini di libertà, di concreta possibilità operativa, sono insospettabilmente ampi. Tale metodo è denominato datascape, in cui «[...] la forma diventa il risultato di un'estrapolazione o ipotesi di un datascape di richieste che vanno al di la di essa» ; poi, una volta esaurito il percorso della ricerca, i materiali subiscono un processo di sublimazione.
Su questa tematica, che rappresenta un punto focale della loro metodologia operativa in ambito progettuale, nel 1999 pubblicano il libro Metacity/Datatown .
Il nuovo testo prende in esame le conseguenze della globalizzazione e, in particolare, l'espansione generalizzata dell'urbanizzazione; la sistematica riduzione delle aree libere che ne consegue, essi affermano, compromette la possibilità di conservare il giusto equilibrio delle risorse naturali, vitale per la sopravvivenza dell'uomo; «[...] le precedenti parti non costruite sono colonizzate, divenendo zone in cui viene a concentrarsi la condizione urbana, in questo modo la natura si trasforma in uno spazio affollato e l'agricoltura che, a causa della crescente domanda, deve essere intensificata ha un sempre più ridotto quantitativo di spazio disponibile» .
Si tratta di un processo degenerativo dello sviluppo che ha investito l'intero pianeta, e la sua dimensione ha reso inadeguati gli strumenti tradizionali per poter comprendere la reale portata dell'evento e esercitarne il controllo. Di conseguenza, essi propongono come possibile metodologia d'indagine e d'intervento l'impiego dello strumento statistico. E' chiaro che selezionando e connettendo dati secondo criteri e ipotesi, come osserva Maas, «[...] nonostante l'illusione della realtà e verità, i numeri non hanno realtà senza l'intuizione. Un numero libero da influenza, libero d'interpretazione è inconcepibile» .
La messa in atto di "scenari estremi" attraverso l'ausilio del mondo dei numeri, consente a MVRDV di prefigurare, valutare ed elaborare situazioni future possibili.
Metacity non Ë, dunque, un progetto, ma un preludio ad ulteriori future esplorazioni ´[...] che potrebbero indurre a un necessario esame auto-critico nell'ambito dell'architettura e dell'urbanistica e perfino una ridefinizione della professioneª .
In questo approccio alla realtà, Betky vede una singolare analogia con il film Matrix (anch'esso del 1998) nel cui finale viene presentata l'immagine di un mondo che si dissolve in una pioggia di dati. «Matrix potrebbe essere solo un paranoico film di fantascienza commerciale hollywoodiano, tuttavia anche MVRDV considera quella stessa pioggia di dati. Ma poiché non si tratta di un film ed essi sono architetti, il loro mestiere è quello di dar forma a quegli zero e uno. In quanto progettisti essi accettano il fatto che la nostra realtà non può che essere nient'altro che l'esteriore apparenza dell'informazione e poi disporsi a portare le lezioni apprese dall'architettura a questa particolare condizione [...]. Il risultato è che il diluvio di dati gira intorno a un delizioso bagno di schiuma in cui anche noi possiamo lasciarci immergere» .
Datatown è l'applicazione di tale impostazione concettuale-programmatica su un campione d'area determinato: una città descritta esclusivamente da informazioni, basata su dati, una Metacity priva di topografia, di definita ideologia, di rappresentazione e di contesto.
Partendo dal valore 'dimensionale' -una delle componenti che storicamente definisce la realtà urbana di una città, uno dei suoi elementi d'identità- se nel medioevo era pari 4 chilometri di cammino e negli anni Venti era riconducibile a 20 chilometri da percorrere in bicicletta, con l'avvento degli attuali treni ad alta velocità, tale distanza ormai equivale a 400 chilometri. Sulla base di questa considerazione MVRDV determinano metricamente Datatown come una città di 400 chilometri quadrati, con una densità pari a quattro volte quella dell'Olanda. «Datatown è il posto più denso della terra. E' una città per 241 milioni di abitanti. E' come gli USA in una città» . Ma Datatown è, anche, autarchica e i suoi problemi debbono essere risolti dentro i propri confini. E le questioni relative alla sua sopravvivenza, verranno esaminate attraverso sei fondamentali parametri: residenza, agricoltura, foreste, energia, rifiuti, acqua.


Dopo tale coppia di importanti studi, a partire dal 1998 MVRDV comincerà a produrre, quasi con un ritmo cadenzato, un susseguirsi di altre pubblicazioni, ciascuna orientata su un tema specifico di indagine. C'è stata una naturale evoluzione nell'insieme della ricerca. E' come se la scelta di un argomento suggerisse sempre il prossimo o per lo meno lo svelasse. L'aspetto pubblico nell'avanzamento in questo lavoro ha stimolato e incoraggiato la riflessione critica. Così, nel corso degli anni questa è diventata un aspetto integrante in questo processo evolutivo dei diversi temi; da Farmax a Metacity/Datatown, da 3d City, Pig City, Funtionmixer a Agromixer e Regionmaker. «E questo è anche avvenuto con in progetto sui satelliti, che potrebbe essere il più interessante lavoro prodotto dal Berlage Institute» .
Buona parte di questi libri raccolgono i materiali elaborati in occasioni di mostre, video-installazioni, seminari, workshops o sono ricerche e approfondimenti condotti all'interno, e con il contributo, di università europee. Sono, inoltre, frutto di incarichi affidati da parte di comuni, province o governi (Svizzera, Nord Brabant, Rotterdam, Catalogna, Olanda, etc.), sviluppati con economisti, geografi, pianificatori e rivolti a realtà urbane che nel loro macroscopico sviluppo -avendo raggiunto un punto critico dal punto di vista ambientale e sociale- hanno la necessità elaborare, visualizzare, verificare ipotesi possibili d'intervento.
E' un nuovo spazio che si apre all'architetto per affrontare il percorso progettuale, a partire da un differente modo di interpretare la nozione di 'contesto' e di organizzarne l'indagine conoscitiva, oltre che l'azione propositiva. «Gli architetti, più che in passato, hanno la possibilità di esercitare una vasta gamma di possibilità comunicative attraverso vari mezzi e gradi di espressione. Essi possono occuparsi non solo degli edifici, ma anche della pianificazione regionale; possono lavorare nel campo della ricerca e dell'educazione, del teatro, delle installazioni artistiche, dei programmi politici. Questo rende possibile la visualizzare le potenzialità a livello regionale e globale, come con Costa Iberica o con Stadtland Schweiz. E può portare in avanti le alternative rispetto alle correnti tendenze, come con Pig City» .
La serie di lavori teorici prodotti da MVRDV è estremamente vasta, ma è significativo notare che ciascuno dei vari contributi è direttamente legato agli altri per un loro interno sviluppo logico che li pone in un rapporto di reciproca interconnessione. Per cui risulta difficile, nell'esame di uno di tali lavori, prescindere dagli altri; e in questo modo, essi vanno considerati come presenze di fondo pronte ad essere richiamate all'attenzione in qualsiasi momento: come Ë in caso di Funtionmixer e Regionmaker.
The Funtionmixer (2001) è una ricerca che prende le mosse dal tema dell'inattualità della pianificazione per zone funzionalmente specializzate. Soppiantata dall'introduzione di una sofisticata tecnologia nel processo produttivo che ha creato nuove opportunità, consentendo alle aree destinate al lavoro di mescolarsi con quelle della residenza, riuscendo a superare, così, gli effetti negativi degli insediamenti monoculturali. Questa tendenza non solo è perseguita dal Governo olandese, ma dallo stesso mercato immobiliare che privilegia il funzion-mixing e la realizzazione di spazi multipli.
Tutto questo, richiede un cambio di paradigma in grado di affrontare la scarsità di spazio e diversificare la diffusa uniformità. Si tratta d'individuare nuovi modelli per un diverso modo di affrontare la realtà ambientale, in cui possano convivere varie funzioni e densità.
Per raggiungere tale obiettivo, è stato creato un software con lo scopo di determinare opportuni modelli di funtionmix. La specificità di questo programma, rispetto ad altri che gi‡ esistono rivolti ad ambiti tematici circoscritti, è quello di essere un prodotto dinamico, predisposto per mettere insieme situazioni tra loro fortemente diversificate. «"Funtionmixer" è un modello euristico», scrive MVRDV, «che ci consente di individuare il progetto ottimale nel mare dei candidati possibili. Essendo l'ottimo un risultato circoscritto secondo i parametri scelti» . Esso permette di interagire in una "discussion room" fornendo la possibilità di creare diversi scenari urbani. «E' basato sulla decomposizione dell'ambiente in unità funzionali che nella loro qualitativa definizione di elementi configurativi (parete, pavimento, soffitto) trovano il giusto vicino. Il software sviluppa rapidamente milioni di possibili combinazioni, le mette in fila e da la combinazione ottimale rispetto ad esigenze date. Può essere usato per comparare soluzioni. Mostra le leggi in vigore e le loro prescrizioni. Facilita la discussione di possibili obbligati cambi di programma, copertura o regolamenti» .
The Regionmaker (2002) è una ricerca sulle problematiche relative allo sviluppo di una regione della Germania meridionale, la Rehine Ruhr. Il libro accompagna una mostra con lo stesso titolo che ha avuto luogo nel NRW-Forum Kultur und Wirtshaft a Düsseldorf (da metà novembre 2002 a metà febbraio 2003). L'intento che caratterizza lo studio è duplice: da un lato, presentare e definire l'entità regionale come necessario passaggio dalla dimensione urbana e come strumento di contrapposizione a un mondo che appare senza confini e, dall'altro, elaborare ipotesi di sviluppo per la specifica regione tedesca.
Si tratta di un importante cambio di dimensione progettuale (la scala urbanistica sta soppiantando quella dell'edificio) e i suoi gli strumenti debbono adeguarsi ad affrontare gli effetti derivati dall'avvento della globalizzazione. Gli stretti legami di collaborazione che si stanno formando tra i paesi europei, l'introduzione dell'Euro hanno prodotto enormi cambiamenti nell'ambito continentale. Le nazioni sembrano dissolversi. Sta emergendo un nuovo "ordine" fatto di agglomerazioni e dispersioni. Nell'intensificarsi della complessità si tratta di individuare quale metodo o espediente possa essere proficuamente adottato. E' difficile formulare ipotesi; forse è più utile sviluppare un metodo oggettivo che possa essere usato da diversi punti di vista per sviluppare conoscenza, anche al di fuori della contingenza del momento.
La produzione di strumenti di visualizzazione e spazializzazione di ipotesi progettuali a scala regionale, diventa sempre più necessaria, per creare con questo un 'nuovo contesto' da riconfigurare. Si tratta di costruire delle strutture accessibili per comprendere e concettualizzare il presente e cercare di comunicarlo.
In tempi recenti, MVRDV ha ricevuto incarichi da diversi governi europei, nonché da comuni e province (Svizzera, Nord Brabant, Oslo, Rotterdam, Catalogna e Olanda) per lavorare con economisti, geografi e pianificatori sulle loro identità regionali e sui possibili futuri programmi (tutti corredati da opportune visualizzazioni).
La regione Rehine Ruhr ha drammaticamente perduto la sua identità. Essa è, soprattutto, conosciuta per la presenza dell'industria pesante che ha, come lontana origine, la II Guerra Mondiale. Situata in una zona ai margine della Mittel Europa, è priva di una sua significativa identità e di una centralità forte. Non ha un'alta densità pur essendo molto popolata. Ogni zona è ugualmente accessibile essendo provvista di un'enorme rete di autostrade.
Rehine Ruhr può essere visto come un primo passo di questo processo. E' stato sviluppato attraverso la collaborazione tra MVRDV e varie istituzioni accademiche e professionali.
Il risultato di questa collaborazione, come sintetizza Maas nel capitolo introduttivo del libro, è la realizzazione di un software chiamato "Regionmaker" -basato sull'esperienza di "Funtionmixer"- che serve come "dinamic presentation device", per visualizzare scenari futuri di realtà territoriali a partire dalla regione Rehine Ruhr.
Il volume, al contrario, può essere considerato un manuale per "Regionmaker" e le sue applicazioni nell'area Rehine Ruhrin; uno strumento "ottimista" in quanto rappresenta un sogno, piuttosto che una realtà in sé compiuta. Si tratta, in sostanza, di un prototipo di strumento di vasta portata, che oscilla e si destreggia tra globalismo e regionalismo.