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FARMAX , riflessioni sulla densità. Un libro-manifesto di MVRDV
Rivista Metamorfosi N° 39
di gennaio , 2000
Autore: Michele Costanzo
Farmax è il primo testo 'teorico' del gruppo olandese MVRDV e si presenta come una raccolta di articoli e progetti, unitamente ad altri scritti e indagini di tipo scientifico, statistico e socio-antropologico relativi alla tematica della densità. Tale filo conduttore attraversa e lega gli eterogenei contributi, fornendo loro una cadenza logica. «Vaste aree dell'Olanda e di altre nazioni», affermano gli MVRDV, «sembra che stiano per essere invase da un 'materiale' suburbano fatto di case a basso costo, uffici a basso affitto, depositi ed altre strutture a bassa densità. Come tener testa a tale questione che sta modificando il nostro territorio in un 'mare di mediocrità', in una sconfinata 'grigia monotonia', attraverso un adeguamento tra differenza e individualismo? E' possibile riconsiderare questa situazione, portando le densità ad un punto estremo e scompaginando la trama con inserti e polarità?».
Il libro esamina le potenzialità di questi estremi cercando d'individuarne le prospettive e le limitazioni: questo è il mondo dell'estremo Floor, Area, Ratio, ovvero FAR MAX.
L'idea che sostanzia questo corposo volume è quella di istituire una sorta di pendolarità: da un lato l'edificio che, nel suo sforzo di ri-organizzazione (di re-invenzione di se stesso), tende a porsi come ideale prolungamento del paesaggio e dall'altro il paesaggio che, a sua volta, punta a confluire in una nuova struttura abitativa più complessa che, anche se parzialmente, lo incorpora.
Tale percorso logico, nell'affrontare il tema della densità non fa che riprodurre in maniera speculare il modo in cui gli MVRDV affrontano il progetto, ossia, detto in uno slogan: la ricerca rimpiazza la fantasia. Scrivono, infatti, gli MVRDV: «Rispecchiare letteralmente la società nei nostri edifici, appare ormai ridicolo: perché continuare a improntare i nostri edifici volutamente al caos quando l'ambiente intorno è già caotico? Perché realizzare edifici 'virtuali' di cristallo quando già possiamo navigare nel mondo virtuale del computer? La relatività appare di gran lunga più modesta e interessante. Ci libera della pesante responsabilità di fare da padrini alla società e colloca l'architettura direttamente nell'epoca del dubbio e del relativismo. L'intuizione artistica può essere sostituita dalla ricerca».
Il particolare significato che il gruppo olandese MVRDV da al termine ricerca è l'elemento chiave del loro fare progettuale; esso andrà sempre più caratterizzandosi nel susseguirsi delle diverse opere. In ognuna di esse, gli MVRDV partono dallo svolgimento di un'indagine minuziosa dei fatti che stanno alla base del progetto: leggi, regolamenti, condizioni, esperienze, finanziamenti disponibili, esigenze del committente, e quant'altro. L'insieme dei dati viene tradotto in diagrammi che, una volta sovrapposti, delineano con immediatezza il quadro entro cui debbono rimanere contenute le ipotesi progettuali, ma anche i margini di libertà, di concreta possibilità operativa, spesso insospettabilmente ampi, che si dischiudono dinanzi.
Tale metodo è denominato dai MVRDV: datascape; «la forma diventa il risultato di un'estrapolazione o ipotesi di un datascape di richieste che vanno al di là da essa»; poi, una volta esaurito il percorso della ricerca, i materiali subiscono un processo di sublimazione.
Il risultato di questo "pragmatismo sublimato", (come amano definirlo gli MVRDV) è una sorprendente sequenza di lavori che vanno: dal progetto per il blocco residenziale Berlin Voids (1991), con cui hanno vinto il concorso Europan 2 , al più recente complesso residenziale per anziani WoZoCo ad Amsterdam-Osdorp (1994-97), alla sede per una stazione televisiva Villa VPRO a Hilversum (1993-97), alla Double House a Utrecht (1995-97).
Quello che attrae e, al tempo stesso, sorprende nel metodo di lavoro degli MVRDV è la loro maniacale ricerca di oggettività, la volontà di porsi obiettivamente dinanzi alla questione da risolvere. Come essi dichiarano, la loro creatività non si esprime nell'invenzione di nuove forme, ma nella riformulazione delle forme esistenti. Tuttavia, e questo è l'aspetto interessante del loro lavoro, le soluzioni che essi danno ai problemi risultano spesso imprevedibili e, per certi versi, 'provocatorie'; e questo perché, quasi in contraddizione con i loro assunti, nel loro sforzo di rendere visibile ciò che è invisibile ad un approccio superficiale con la realtà, sembrano varcare la soglia del 'senso comune'.