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Giampiero Sanguigni, Undutchable, Meltemi, Roma 2006
Rivista L'architetto italiano N° 17
di gennaio febbraio , 2007
Autore: Michele Costanzo
L'attenzione della critica italiana nei confronti dell'architettura olandese è sempre stata rivolta a cogliere ogni possibile indicazione, ogni segno della sua creatività mista ad un concreto realismo, e il libro di Giampiero Sanguigni, Undutchable, ne è una delle più recenti testimonianze. Per tutto il Novecento questo piccolo paese al centro dell'Europa, in varie forme, e scale d'intervento si è reso sempre protagonista d'importanti sperimentazioni, trasformazioni, ed anche "rivoluzioni culturali", come si potrebbe definire, ad esempio, il periodo che va dagli anni Novanta dello scorso secolo e i primi anni del nuovo, definito da Bart Lootsma, della Seconda modernità. Una fase storica, la cui caratteristica è quella di essere stata percorsa da un'intensa energia innovativa, indirizzata prevalentemente lungo due temi prevalenti, che sono Density e Mobility, ma di essere stata identificata, soprattutto, come una sorta di momento magico dell'architettura in cui è stata messa in atto una radicale trasformazione del linguaggio: un aspetto, peraltro, chiaramente trattato nel libro di Hans Ibelings, Supermodernism.
Si è trattato di una "esplosione" d'idee da parte di una giovanissima generazione di progettisti, sull'onda di una volontà di distacco, e di sofferta liberazione dai "principi del moderno" che aveva investito buona parte del paese, e di una straordinaria fiducia nel futuro data da un boom economico che nel corso del suo sviluppo ha moltiplicato a livello esponenziale la domanda di nuove costruzioni (a carattere commerciale, industriale e, soprattutto, residenziale). Tale gruppo di giovani progettisti si è avvalso, altresì, del sostegno di un'importante figura di riferimento rappresentata da Rem Koolhaas che, come un grande guru, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha saputo stimolare, indirizzare le idee e le tematiche della ricerca.
Come afferma Ibeligs nell'introduzione al libro, e lo stesso autore, questo periodo innovativo, felicemente creativo, attivamente produttivo, ormai, da qualche anno si è concluso, ed ora gli studi più affermati, per l'avvento di una fase di recessione, avendo difficoltà a portare a termine in patria gli ultimi grandi progetti, tendono ad operare in altri paesi europei ed extra europei. All'interno di tale quadro di riferimento, Sanguigni esamina la situazione dei Paesi Bassi relativa a questa più recente fase critica, come peraltro indica lo stesso sottotitolo del libro: L'architettura vista dagli studi olandesi della nuova generazione.
Il tema da cui egli parte è quello della frantumazione di un "grande disegno" che puntava ad investire l'intero territorio nazionale cercando di incidere nella sua configurazione, e del convergere, da parte delle giovani forze rimaste ad operare sul campo, su progetti di piccola scala. Come riflesso di tale quadro frammentato il volume non è strutturato in forma saggistica, ma è composto da una serie di capitoli che pur enucleando specifiche argomentazioni che, nel loro concatenarsi, puntano a delineare la realtà attuale del paese.
Il percorso analitico/riflessivo si compone di dieci stazioni tematiche. Tra gli argomenti che si incontrano lungo il cammino, il primo è quello del superamento della fase d'integrazione tra paesaggio artificiale e paesaggio naturale, che aveva caratterizzato la visione progettuale degli anni trascorsi, per un atteggiamento più legato ai modi in cui natura e materiali entrano in reciproca collaborazione. Segue il tema che affronta il diverso modo di vivere, rispetto al passato, lo spazio domestico, a seguito della presenza di nuove, e complesse tecnologie che hanno spostato il concetto di "lusso" dalle dimensioni degli ambienti, al tipo di tecnologie all'interno delle abitazioni; e, ancora, la differente concezione/organizzazione dello spazio pubblico tramite un'architettura ricca di fantasia in grado di favorire e stimolare l'incontro sociale.
Continuando sul tema del progetto, l'autore osserva che il filo comune che lega le esperienze dei giovani architetti olandesi è il prevalere dell'interesse per il processo progettuale rispetto all'obiettivo finale che è quello dell'immagine architettonica.
Se questo è ciò che determina la fisionomia ufficiale dell'Olanda, osserva Sanguigni, non bisogna trascurare una seconda realtà più appartata, distante dalla prima per ideologia e atteggiamenti, in cui vige un'idea di tradizione come difesa dall'eccesso del consumo delle idee, ed anche dall'imposizione di nuove forme, di nuovi spazi, di nuovi modelli di vita.
Altro tema è quello della liberalizzazione del mercato abitativo, che ha prodotto una forte espansione urbana, e un cambiamento nel modo stesso di realizzare le costruzioni, nella scelta dei materiali, e dei luoghi economicamente più convenienti, «[...] si è passati da un'architettura ideologica, costruita sui concetti a una da vetrina, presentata a forza di slogans» . Ulteriore aspetto, derivante da tale diverso approccio con la realtà architettonica, è l'importanza assunta dal rivestimento degli edifici, ora «[...] trattati come "modelli", silhouette da vestire con un atteggiamento quasi sartoriale» .
Infine, l'ultimo tema che riguarda la posizione di prestigio assunta in Olanda dal design e dalla grafica che, anche se in diretta relazione con la crisi edilizia, hanno saputo «[...] rilevare quella posizione di prestigio che era stata, nel corso degli anni Novanta, completamente appannaggio dell'architettura» .
Il libro termina con una breve appendice, in cui l'autore invita il lettore a prendere personalmente contatto con la nuova realtà olandese, aldilà degli esempi proposti, indicando una serie di ulteriori, significative opere da esaminare questa volta in forma diretta.