Libri 2000/2017
 
Leonardo Ricci e l'idea di spazio comunitario
Autore Michele Costanzo
Editore Quodlibet, 2010
Pagine
Libro L’attività di Leonardo Ricci in campo architettonico è intensa e complessa, in quanto costantemente percorsa da un’interna tensione a perseguire obiettivi ideali, sociali, etici che l’autore ha sempre inteso mantenere in stretta relazione con il fare progettuale. Ma, aldilà dell’ambito della progettazione architettonica e urbanistica, i suoi interessi si estendono alla ricerca teorica (portata avanti attraverso saggi, libri e conferenze), all’insegnamento universitario e all’impegno in campo artistico.
Questo studio, tuttavia, non si pone l’obiettivo di affrontare la sua opera in senso complessivo e organico, ma piuttosto di circoscrivere un tema specifico riguardante lo spazio comunitario che nella ricerca progettuale di Ricci occupa un ruolo centrale, prendendo forma in una serie di significative realizzazioni che, nella forma più diretta e immediata riflettono i suoi ideali di uomo e di architetto. Tali ideali egli difenderà sempre in maniera impetuosa, generosa secondo i tratti peculiari del suo carattere.

Oltre all’attenzione che l’opera di Ricci riesce ancora a risvegliare nelle giovani e meno giovani generazioni di architetti, per i diversi orientamenti espressivi ricercati e messi in pratica con passione e senso dell’azzardo nel corso della sua carriera e per la valenza urbana/architettonica, costruttiva/spaziale, sociale di cui si carica, è importante considerare l’interesse che suscita il tema dello spazio comunitario, che egli approfondirà, nel susseguirsi degli anni e dei progetti.
Si tratta di progetti che inducono a riflettere sul recente passato e sul presente, in particolare sulla condizione critica, in cui versa la disciplina architettonica.
Il nodo della questione è la caduta d’interesse nei confronti delle problematiche sociali ed urbane, essendo subentrate, nell’attenzione di tutti, nuovi stimoli ed interessi essenzialmente rivolti all’aspetto iconico del manufatto edilizio; e questo, a seguito del venir meno del pensiero teorico a partire dalla fine degli anni Settanta e l’inizio del decennio successivo. Da questa fase prenderà l’avvio un periodo storico che vedrà l’architettura richiudersi sempre più all’interno di una sorta di “mondo privato” e usare modalità espressive che risultano essere in sé soggettive ed arbitrarie. L’assenza di una ricerca in grado di produrre elementi di pensiero comune o di una condivisione con la società, produrrà la perdita di contatto con essa.
In passato, l’arbitrarietà della forma «[...] si dissolveva nella costruzione e l’architettura fungeva da ponte tra di esse» . Oggi, al contrario, essa diventa così visibile nell’impianto formale dei nuovi edifici, che l’architettura sembra tendere a scomparire.
Occorre, dunque, assumere una posizione critica nei confronti della realtà architettonica, soprattutto nella forma in cui viene a delinearsi. 
Come afferma Vittorio Gregotti è necessaria una ridefinizione dei suoi margini per un cambiamento che porti alla riaffermazione di alcuni dei suoi valori perduti. Per la sua salvezza dalla “liquefazione” una strada da percorrere è quella del recupero del suo aspetto identitario.
Così, dopo aver preso in esame il quadro delle avvenute modificazioni dell’assetto sociale, produttivo e culturale con cui la disciplina progettuale è impegnata a confrontarsi, Gregotti riafferma la necessità di ripensare tali confini, sia nel contesto della interdisciplinarietà, attraverso una pratica artistica dotata di senso proprio, che in quello della definizione dell’immagine architettonica che, aldilà della sua essenza dovrebbe tornare ad essere «[...] sostanza che produce interpretazione» .

Sulla base di tale premessa, la finalità del presente libro è quella di riproporre, di riesaminare un settore importante dell’opera di Ricci, inquadrando lo sviluppo del suo pensiero all’interno del contesto storico-culturale in cui si è configurato, si è sviluppato, prendendo corpo non solo in una serie di progetti, ma in una visione dell’architettura, diversamente dal presente, strettamente correlata alla società, ai suoi bisogni e al senso profondo del suo essere, traducendosi in spazi in cui collettivamente riconoscersi e identificarsi.
In definitiva, lo spazio comunitario per Ricci è da considerarsi un’architettura costruita attorno alla vita della persone che la fruiscono ed è realizzata in modo che siano soddisfatte tutte le necessità riguardanti, sia gli aspetti privati, che quelli pubblici.

Il testo è accompagnato da una breve antologia di scritti di Ricci, direttamente legati alle opere prese in esame: 1. Pensieri diversi sul tema «difesa di Agàpe»; 2. Nascita di un villaggio per una nuova comunità in Sicilia; 3. Apertura di un colloquio; 4. Ricerca per una città non alienata.