Libri 2000/2017
 
Conversazioni con Magnus Østergard. Architettura danese contemporanea
Autore Michele Costanzo
Editore LISt lab, 2017
Pagine
Libro Le Conversazioni con Magnus Østergaard prendono in esame il percorso dell’architettura danese dai primi decenni del Novecento, al presente. Nella parte introduttiva del libro sono analizzate le ragioni profonde della chiusura della cultura danese rispetto agli imput esterni provenienti dai movimenti artistici europei. Un atteggiamento ‘difensivo’ che ha come fine la conservazione della tradizione e dell’identità nazionale. Questa forma resistenza al nuovo che si protrarrà per molti decenni, potrebbe essere rappresentata come una sorta d’ideale cupola protettiva. Nonostante quanto detto, non è venuta a mancare una forte scossa prodotta dal Funzionalismo che, per i Paesi scandinavi ha preso inizio con l’Esposizione di Stoccolma del 1930. Tale evento, tuttavia, darà l’avvio a un processo di trasformazione discontinuo, con momenti di crisi e inversioni di rotta che proseguirà fino alle soglie del secondo conflitto mondiale. Nonostante l’importante apporto progettuale e teorico di figure come Kay Fisker, Arne Jacobsen che, comunque, sapranno dare una spinta morale e un decisivo contributo all’attuazione al processo di modernizzazione e al fine di portare avanti il generale riassetto di tipo sociale ed economico. La crisi economica degli anni ’80, poi, e le trasformazioni prodotte dalla globalizzazione, contribuiranno a dissolvere gli ultimi residui di resistenza sotto forma di una sorta di auto-isolamento.
Con il nuovo millennio compare, la Nye Bølge [la Nuova Onda], rappresentata dalla giovane generazione di architetti che, in parte, segue la linea pragmatica introdotta da Rem Koolhaas, da OMA e da MVRDV e, in parte, diverge perché riesce a trasfondere in essa un carattere specificamente danese. Questo tratto distintivo della nuova architettura danese è il nodo cruciale della questione, in quanto sembra essere maggiormente incline a dare risposte alla complessa, smarrita, tecnologizzata, de-ideologizzata realtà sociale del presente. L’atteggiamento comune della nuova generazione è il pragmatismo che non è una nuova teoria estetica. Piuttosto, è una forma di modernismo senza dogma, sperimentale e aperta all’incontro con la realtà. Con il pragmatismo l’architettura non è più limitata come espressione artistica ma recupera un suo ruolo chiave nel plasmare le istituzioni della società.