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Social Housing a Mulhouse di Lacaton &Vassal
Rivista Metamorfosi N° 67
di luglio/agosto, 2007
Autore: Michele Costanzo
Articoli Il progetto di case sociali realizzato da Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal a Mulhouse (2001-2005) consiste in un insieme di 14 alloggi a due piani, di diversa ampiezza (da mq. 102, a mq. 187) . Essi sono inseriti all'interno di un singolare contenitore traslucido che ha come esplicito riferimento formale la serra: una struttura in metallo zincato, rivestita di pannelli di policarbonato, con copertura a botte ribassata provvista di aperture regolabili per la ventilazione interna.
Tale immagine, volutamente semplice e comune, che designa l'oggetto architettonico, racchiude in sé nel suo messaggio iconico una valenza di tipo etico/estetico che punta, tra le sue molteplici finalità comunicative e intenzionalità espressive, sull'effetto disorientante prodotto dalla contrapposizione tra la marcata impronta tettonica del manufatto e il sottofondo astratto, concettuale che traspare dalla figura.
La costruzione, in particolare, si compone di tre strutture-serra a sviluppo longitudinale, disposte parallelamente al lato maggiore del rettangolo su cui è impostata l'opera.
Il volume si distacca dai confini del lotto, anch'esso rettangolare, con una fascia lasciata a verde di differente larghezza.

L'intervento dello studio Lacaton & Vassal fa parte di un'iniziativa più ampia della SOMCO (Société Mulhousienne des Cité Ouvrières) che riguarda la costruzione di un complesso di 61 nuovi appartamenti, per celebrare i 150 anni della sua fondazione. A tale circoscritto insediamento è stato dato il nome di Cité Manifeste.
L'incarico di redigere il masterplan dell'area -che riutilizza quella di un'ex fabbrica vicino al centro di Mulhouse- sarà conferito a Jean Nouvel; dopo la sua definizione, egli inviterà, a sua volta, quattro studi (Lacaton & Vassal, Shigheru Ban con Jean de Gastines, Duncan Levis con BLOCK, Matthieu Poitevin con Pascal Reynaud) a progettare gli edifici, all'interno di lotti a pianta rettangolare tra loro identici, riservando per sé il quinto di foggia triangolare.
Tre gruppi progettuali sceglieranno di tener conto della tipologia urbana "storica" della cittadina, quella della casa a terrazza, con alloggi da due a cinque camere, con ingresso sulla strada, con il tetto inclinato e con le superfici di rivestimento esterno dalla sobria colorazione. Si distaccheranno, da tale scelta di base, Nouvel, che realizzerà un edificio contraddistinto, com'è stato definito, da un marcato "carattere industriale", e Lacaton & Vassal che punterà sulla riformulazione dell'offerta dimensionale e organizzativa degli spazi abitativi, al di fuori degli schemi convenzionali, realizzando delle abitazioni con materiali molto economici e con tecnologie altrettanto povere. Tale indirizzo potrebbe essere definito di "rifiuto della forma", ma l'interesse che tende a spingerli lungo questo tracciato teorico/pratico è quello di "liberare" i materiali dal vincolo della funzione narrativa che li assoggetta ad una logica performativa. Essi non sono interessati al significato dei materiali, ma al loro possibile impiego, alle loro specifiche attitudini prestazionali. Inoltre, a seguito del basso costo delle forniture e alla semplicità del metodo costruttivo che adottano possono operare un risparmio sulla spesa complessiva preventivata (ma questa non è una posizione moralistica) e utilizzare il ricavato in altro modo. «La questione non è la quantità di denaro che si ha a disposizione per lavorare», essi affermano, «ma fare il massimo possibile con il denaro che si ha». E, poi, essi aggiungono: «Il lusso sta nell'ampiezza degli spazi piuttosto che nella forma o nella qualità formali dell'oggetto. La questione della "monumentalità" dell'oggetto architettonico non è in sé un fatto importante, essa può essere rimpiazzata da altro, come dalla generosità, dalla poesia, e dal poter trasmettere emozioni alla gente».

L'esperimento di Mulhouse, in questo senso, rappresenta la tappa di una ricerca che prende inizio con Casa Latapie a Floriac (1993), un'abitazione a due piani situata nella periferia di Bordeaux, realizzata per una coppia con due bambini. In quest'opera, gli architetti utilizzano l'idea e l'immagine della serra per ottenere un genere di spazio abitativo inconsueto: un involucro ventilato in metallo e policarbonato entro cui collocare un secondo volume, realizzato con materiali industriali a basso costo, in fibra-cemento, che occupa la metà della superficie coperta dalla serra; in questo modo l'alloggio si trova ad avere il resto dello spazio disponibile (in base ad esigenze che possono cambiare nel tempo) per un giardino d'inverno, per il gioco dei bambini, per l'incontro conviviale, o per altro.
Sul tracciato di questa concezione dell'abitare -rivolta ad un organismo dalla spazialità fluida, modificabile, fuori della comune concezione culturale/mercantile, e da qualsiasi forma di standardizzazione modernista, realizzato con materiali poveri, con soluzioni tecnologiche semplici, ma disegnate in modo raffinato- Lacaton & Vassal realizzeranno nel corso degli anni numerose case, che possono ritenersi delle varianti, o approfondimenti del modello di partenza. Tale visione, che soprattutto riguarda la definizione della ragion d'essere dell'opera architettonica e del modo d'attuale la sua configurazione, la sua materializzazione, nonché la maniera di rapportarsi ad essa, si rifletterà anche in edifici di diversa destinazione funzionale.

Gli alloggi del complesso di Mulhouse, oltre al materiale semitrasparente dell'involucro-serra, sono realizzati con una struttura prefabbricata in cemento che consente ampie superfici vetrate, ed altri materiali di comune impiego cantieristico, leggeri e con una loro precisa identità formale e cromatica.
Gli interni hanno rare pareti divisorie per far prevalere l'effetto della continuità spaziale. Il collegamento tra i due livelli di solaio (pari a 3 metri) è realizzato tramite delle scale a chiocciola. Le zone esterne/interne lasciate libere possono essere utilizzate nel modo più conveniente per l'utente.
Il nuovo complesso di case a Mulhouse (prima città operaia di Francia), in occasione della sua inaugurazione, nel 2005, è stato definito dal giornale «Liberation», con un grande titolo in prima pagina: "Les nouvelles cités radieuses".

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