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Archetypical Volumes
Rivista compasses N° 10
di , 2010
Autore: Michele Costanzo
Articoli La VitraHouse (2006-2010) è un organismo espositivo ideato per presentare al pubblico i mobili della Home Collection. L’obiettivo di Herzog & de Meuron è stato quello di realizzare uno spazio che fosse la sintesi tra diversi tipi di strutture espositive: il museo, lo showroom e il negozio d’arredamento. I mobili Vitra sono, dunque, messi in mostra all’interno di un ambiente dalla spazialità in sé complessa, ma idealmente affine ai luoghi della quotidianità in cui sono destinati ad essere collocarsi in maniera più o meno stabile.
Il concetto di domesticità ha trovato, nella soluzione progettuale immaginata dagli architetti svizzeri, una forma d’interpretazione, ad un tempo, letterale e astratta. Il progetto, infatti, consiste in un insieme di “barre estruse” uguali tra loro e poste una sull’altra in modo da formare una costruzione di cinque piani. La sezione di tali barre, in senso ideale, riprende il profilo di una casa-archetipo. Inoltre il loro accatastarsi apparentemente disordinato, scomposto, casuale, in realtà risulta essere attentamente studiato per raggiungere un preciso effetto: quello di una singolare, gigantesca “camera ottica”, provvista di molteplici cannocchiali indirizzati verso dei punti privilegiati del paesaggio naturale/artificiale circostante. Reso possibile, questo, dal fatto che i loro due lati estremi sono vetrati e consentono di guardare verso l’esterno e, naturalmente, di osservare dall’esterno gli oggetti d’arredo esposti all’interno.
Il progetto della VitraHaus, si potrebbe notare, combina due temi ricorrenti nell’opera di Herzog & de Meuron: la casa-archetipo e la sovrapposizione dei volumi. Ma c’è, altresì, da aggiungere che l’obiettivo perseguito dagli architetti, in questo come in numerosi altri progetti, è la definizione di una immagine architettonica in sé destabilizzante che segue una strada non-figurativa, in quanto, come afferma Jacques Lucan in Composition, non composition, “si avvale di un ricorso a figure a priori di tipo concettuale che indicano la volontà di lavorare al di fuori di tentazioni figurative”. E questo, attraverso la determinazione d’elementi architettonico-formali, nati da un percorso realizzativo di tipo ‘automatico’ che, per un verso alludono a figure primigenie e per l’altro ad un processo di ‘estrusione’ analogo a quello praticato nell’industria.
L’operazione compositiva, basata su una sommatoria e parziale compenetrazione d’elementi (denominati “barre”), genera all’interno delle sorprese di tipo spaziale, “un mondo segreto”, per usare la definizione dei progettisti, che è quello di una suggestiva conformazione dell’organismo interno dall’andamento labirintico.
Il percorso attraverso i diversi ambienti, come accade con il Guggenheim di Frank Lloyd Wright, parte dall’ultimo piano, che si raggiunge tramite l’ascensore; poi si scende attraverso le scale che, a seguito delle geometrie variabili dei volumi sovrapposti, per ogni livello hanno una differente configurazione, pur rappresentando nel loro insieme un’importante presenza plastico-dinamica che attraversa verticalmente la costruzione legandola in una unità, per così dire, in sé inscindibile.
Per accedere alla VitraHouse si deve attraversare la “piazza”: un’area centrale pavimentata con doghe di legno e circondata, a diverse altezze, dai cinque edifici. All’interno si trovano: il foyer con la reception e il guardaroba, uno spazio commerciale, una caffetteria e una terrazza all’aperto; ed, ancora, un ambiente destinato a conferenze ed uno per esposizioni, con pezzi originali della collezione storica della Vitra.
Il cemento armato è l’unico materiale che compone la costruzione dell’edificio. Le facciate esterne sono intonacate e colorate di grigio antracite, mentre le pareti interne sono bianche per far risaltare nel modo migliore gli oggetti e gli arredi in esposizione.

La presenza della nuova costruzione risponde ad una sentita esigenza nel Campus Vitra di Weil am Rhein, quella di un ambiente espositivo finalizzato alla presentazione dell’intera gamma della sua produzione. L’incisività del linguaggio impiegato per la VitraHouse non solo arricchisce l’insieme delle costruzioni già presenti nel sito, ma fa assumere ad essa un ruolo di landmark del complesso. La VitraHaus è ubicata nella parte nord del Campus, davanti alla recinzione che separa la zona riservata alle attività manifatturiere, insieme ad altri due edifici preesistenti: il Vitra Design Museum di Frank Gehry (1989) e il Centro Conferenze di Tadao Ando (1993). La vasta dimensione del terreno a disposizione, infine, ha reso possibile distanziare in maniera adeguata la nuova costruzione rispetto al Vitra Design Museum e all’adiacente guardiola l’ingresso, in questo modo, consentendo la sopravvivenza, nello spazio interposto, dei filari di frutteti già presenti nel paesaggio circostante.

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