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Snelder+Snelder+Snelder architecten. Concreto-astratto due concetti senza contraddizione.
Rivista L'architettura.Cronache e storia N° 565
di novembre, 2002
Autore: Michele Costanzo
Articoli La ventata di ottimismo che, a partire dagli inizi del decennio trascorso, ha investito l'Olanda come diretta conseguenza dell'affermarsi di un benessere diffuso, ha prodotto in campo architettonico un fervore costruttivo che si è andato ramificando nell'intero paese.
Questa spinta 'iperrealizzatrice' è stata attraversata da una parallela svolta culturale, corrispondente ad una profonda trasformazione della società di tipo etico, che ha messo in crisi quella visione austera della vita sulla quale, fino ad allora, si era basato il sentire comune.
Si è andata sempre più affermando una ricerca della "piacevolezza della vita" a cui, simmetricamente, ha corrisposto una sorta di tensione anarco-liberale, il cui obiettivo estremo è stato la fuga dal proprio passato.
Il filo che ha legato gran parte delle realizzazioni degli anni Novanta è stato, dunque, quello di una ricerca edonistica del vivere nelle sue diverse forme materiali, unita a una forte spinta al consumo.
I problemi economici e sociali, così come nel dopoguerra erano stati affrontati, non sono più riusciti a catturare l'interesse della collettività. Si è preferito affrontare ogni questione da un punto di vista pragmatico. L'architettura, eletta tra gli strumenti privilegiati della rincorsa alla modernizzazione, non è riuscita a farsi carico di moralismi ed ideologie: "bisogna seguire l'onda", affermerà Rem Koolhaas, "come un surf".
Si è dato spazio alla creatività, e si sono aperte le porte alla giovane generazione di progettisti, riconoscendo in essa una visione del mondo più indipendente da preconcetti, o da legami ideali con il passato. Si sono considerate leggi, prescrizioni, norme, nonché gli stessi problemi tecnico-costruttivi, come impacci, limiti alla libera manifestazione della creatività. Ad essi, i progettisti si sono opposti mediante l'uso dell'ironia, della provocazione, o dell'eccesso: portando alle estreme conseguenze quell'insieme di regole, di vincoli di cui si sentivano prigionieri.
Perduta ormai da tempo l'ingenua illusione di poter essere parte attiva nella trasformazione del mondo, il progettista prova a percorrere la strada del relativismo che gli offre, come alternativa, la produzione di oggetti di consumo. A questo punto, il manufatto che viene costruito non deve più fornire, come in passato, un'esperienza di tipo intellettuale, ma piuttosto essere un'occasione per vivere un'esperienza soprattutto attraverso i sensi.

L'indirizzo teorico-operativo dello Studio Snelder+Snelder+Snelder, aderisce per buona parte all'orizzonte culturale succintamente delineato. Un suo carattere distintivo è il rifiuto di ogni forma di retorica -retaggio di un atteggiamento puritano- che lo porta, nel suo fare progettuale, a rinunciare al superfluo.
In termini più generali la linea di ricerca di Snelder Compagnons, trova espressione nell'impiego di volumi semplici, attraverso i quali opera applicando, secondo le situazioni che si presentano, le metodologie dello stacking (accatastamento, sovrapposizione), o del camouflage (mimetizzazione in una struttura preesistente, o nella conformazione naturale del terreno).
L'espressione architettonica, nei diversi progetti del gruppo, tende sistematicamente a trascendere le sue radici minimaliste attraverso un sottile processo elaborativo che essi compiono sull'oggetto, che punta a produrre un coinvolgimento emotivo in chi l'osserva attraverso sensazioni, quali: stupore, meraviglia, sbigottimento, o disagio.
E' il caso del Distribution Center Kinzo ad Ede, in cui i progettisti, come osserva Hans Ibelings, volendo produrre un effetto di sorpresa in chi osserva l'oggetto percorrendo in macchina la vicina autostrada, pongono uno dei due volumi del progetto in modo da apparire sospeso nell'aria. «(...) Con una facciata interamente rivestita da una sottile lamiera profilata in grigio argento il nuovo edificio non è molto dissimile ad altri edifici industriali.
L'aspetto che contraddistingue il Kinzo Distribution Center è l'interessante scelta di impostare il progetto, formalmente molto compatto, sull'idea di accatastamento [stacking ] e di relazione con l'autostrada A 30 [attualmente in costruzione, N.d.T.] che passa a 40 metri. L'edificio consiste in un grande ambiente di distribuzione con un corpo alto e uno basso. Il parcheggio è all'interno del volume della costruzione, sul tetto del corpo basso, corrispondente alla sala di distribuzione ed è servito da una rampa d'accesso che si sviluppa lungo il prospetto.
L'ingresso principale è allo stesso livello del piano del parcheggio che, a sua volta, è quasi alla stessa altezza del terrapieno su cui corre l'autostrada. Al di sopra di tutto questo si libra il volume degli uffici sostenuto da otto esili pilastri. Questa scatola galleggiante, che conferisce al complesso un aspetto sorprendentemente dinamico e spazialmente intrigante, sale sopra l'orizzonte dell'automobilista» .
Rispetto alla proliferazione degli insediamenti industriali che hanno invaso le periferie urbane, l'edificio Kinzo Greedschappen è frutto di una fase di riflessione sopravvenuta in tempi più recenti; essa tende a recepire le istanze di coloro che portano avanti il dibattito sulla densificazione urbana e sulla conseguente erosione del paesaggio naturale. Tale diverso modo di operare nel territorio, cerca di mettere in luce un atteggiamento nei suoi confronti meno scontato, sforzandosi di evitare il noioso cliché delle, così dette, "scatole piatte con parcheggio", ricercando un'alta qualità costruttiva del manufatto, e una maggiore sensibilità nella definizione degli spazi.
La scelta progettuale per il Collegio De Brink a Laren, risulta formalmente differente rispetto all'intervento precedente per il fatto che in questo caso viene applicata la metodologia del camouflage. In questo caso, lo studio olandese insegue la massima integrazione visiva possibile con i preesistenti edifici, disposti sul terreno in maniera disordinata, appartenenti ad una comunità ecclesiale risalenti al secolo passato. Un'importante decisione sarà quella di imporre un ordine geometrico all'insieme, come fondamentale tramite identitario del progetto, disponendo i quattro corpi della nuova costruzione secondo l'incrocio di due assi ortogonali; ad essa, farà seguito quella di non superare l'altezza degli edifici preesistenti per ottenere una maggiore integrazione visiva del complesso.
L'iter realizzativo si sviluppa in due fasi, la prima interessa i due corpi a ovest: uno contenente le aule, disposte su tre piani, e l'altro l'auditorium e gli uffici; la seconda, gli altri due corpi a est, in cui si trovano: nel primo la cucina, la mensa, e nell'altro le aule, gli spazi di servizio.
Il piano di copertura del volume delle aule ad ovest, alto m. 14, trasformato in una piazza soprelevata, è collegato allo spazio libero sottostante tramite due comode scale poste ai suoi lati estremi. L'attiguo prisma dell'auditorium, che si conclude con una copertura fortemente spiovente è l'unico elemento emergente dell'insieme. Accanto ad esso corre un ponte pedonale in ferro e vetro, posto all'altezza della piazza sopraelevata; la sua funzione è quella di collegare gli uffici con i due corpi del settore est, ma è anche un gradevole punto di incontro, nonché di affaccio verso la città.
Un aspetto caratteristico di questa complessa costruzione (specchio di un faticoso percorso progettuale) è il ruolo che vengono ad assumere i materiali di rivestimento (come, pure, certe soluzioni tecniche di dettaglio); tali scelte -pur dettate da motivazioni estremamente concrete, pratiche, come quella di far fronte al 'vandalismo scolastico' impiegando piastrelle 'pre-insozzate' [pre-dirtied], o materiali particolarmente resistenti a graffi ed urti- sono finalizzate ad esercitare una forte influenza nel giudizio di chi guarda; questo, genera un'improvvisa inversione del percorso concettuale, e fa prendere all'oggetto la strada dell'astrazione dal reale. Così, tale immagine, per il modo in cui si presenta, sembra perdere la sua consistenza materica per trasformarsi in un'epifania dell'esperienza architettonica. E' questo, per Snelder+Snelder+Snelder, e uno dei modi per trascendere la noiosa funzionalità, senza soccombere alle esigenze teoriche.

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