Articoli 2000/2017
 

Archivio articoli
Eric Owen Moss. The Beehive, Culver City
Rivista L'architettura.Cronache e storia N° 566
di dicembre, 2002
Autore: Michele Costanzo
Articoli The Beehive [l'Alveare] è la singolare immagine architettonica che emerge dalla composita cornice degli edifici che corrono lungo il National Boulevard, catturando l'attenzione di chi lo percorre con l'auto. Lo scopo dichiarato di Eric O. Moss, del resto, è stato proprio quello di creare «un'immagine iconica», come egli scrive, «che tenesse conto da un lato dell'autostrada a quatto corsie e dall'altro dell'esigenza di fornire alla company una forte immagine identitaria» .
L'oggetto, assimilabile ad un corpo cilindrico deformato, destinato ad ospitare uffici per creativi, fa parte di un intervento di parziale recupero e ristrutturazione di due magazzini contigui. Il più malandato è stato demolito e al suo posto è stato realizzato un nuovo edificio su due piani, con una struttura in acciaio che si conclude con l'inserto della fantasiosa 'escrescenza' volumetrica dell'Alveare. L'insieme, non occupa totalmente la superficie del vecchio magazzino; la parte residua è stata trasformata in uno spazio verde semi-privato dalla superficie ondulata e ricoperta da un manto erboso, con gradoni, rialzi e piani: come protezione dall'invadenza delle auto, e come punto di incontro e di relax per gli utenti del complesso.
La sagoma di The Beehive, che svetta sui volumi circostanti, ospita al suo interno: l'ingresso-reception a piano terra, e la sala riunioni al piano superiore. Lo spazio interno dell'organismo è attraversato, per la sua totalità, da una scala che dall'atrio s'inerpica al piano superiore fino a fondersi, all'esterno, con una terrazza gradinata che funge da belvedere: «[...] il piano di copertura del tetto [...] fornisce viste spettacolari del parco lungo la strada e del settore est del centro di Los Angeles» . Un oggetto intrigante che si offre allo sguardo mentre è esso stesso strumento di osservazione.
Le fasce parallele che rivestono il corpo, sia all'esterno che all'interno dell'attraente figura tondeggiante, sono di sottili lamiere d'acciaio. Le sostiene una struttura verticale di quattro pilastri, ciascuno con una propria sagoma, collegati orizzontalmente da sette travi circolari di diverso disegno e ampiezza. Conclude il tutto «un lucernario a forma di piramide nel centro dell'alveare che illumina la sala conferenze, le scale e l'ingresso principale» .
Il resto dell'intervento progettuale riguarda il recupero del magazzino esistente, nonché la sua trasformazione in un ambiente di lavoro flessibile, con uffici, sale d'incontro, servizi. Lungo l'asse centrale del piano di copertura sono stati inseriti dei lucernari per far filtrare la luce naturale negli spazi di lavoro più interni.
Esiste una differente strategia progettuale tra l'intervento di ristrutturazione del magazzino e la realizzazione dell'Alveare: i materiali meno costosi che vengono impiegati nel primo caso, servono a potenziare l'investimento del secondo, che è realizzato con maggior cura in termini di dettagli costruttivi, manufatti impiegati e di impegno configurativo.
Tale sottile distinzione che Moss mette in atto tra una parte del progetto elaborata in maniera volutamente semplice ("the building is more conservative", com'egli afferma) e l'altra, al contrario, formalmente molto curata, è uno degli aspetti distintivi che investe l'intera serie di interventi elaborati per Culver City, improntati al raggiungimento di un forte gradiente comunicativo. Tale metodologia, rappresenta il tema di fondo di questa pluriennale esperienza, nonché un segno di continuità e di coerenza del suo lavoro: una ricerca tutta rivolta a conferire una forte espressività non all'oggetto nella sua interezza, ma solo a dei punti speciali che ne hanno la vocazione per posizione, grado di visibilità. Questo dirimere, scomporre, disaggregare implicitamente e concettualmente le parti che concorrono a definire l'oggetto architettonico -oltre che formalmente- produce una disarmonia programmata che la sua attenta regia formale riesce a tradurre in un messaggio estetico di rara incisività.

Articoli Articoli