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Gli estremi si toccano: due progetti di MVRDV a confronto
Rivista Metamorfosi N° 46
di luglio agosto settembre, 2003
Autore: Michele Costanzo
Articoli Il punto centrale attorno al quale ruota la ricerca di MVRDV è il tema della densità, che corrisponde ad una urgenza profondamente sentita in Olanda e, quindi, presente sotto varia forma nell'opera di molti architetti della giovane generazione di questo paese, a partire da quella fondamentale personalità di riferimento quale è Rem Koolhaas presso il cui studio, l'OMA, Winy Maas e Jacob van Rijs (due dei componenti della nota terna di progettisti ) hanno operato all'inizio degli anni Novanta.
Ma la questione della densità è affrontata da MVRDV in modo del tutto particolare: attraverso una riflessione multidisciplinare -ossia, tendente ad operare sulla base di una stratificazione di indagini orientate su molteplici aspetti della realtà- che approderà ad un'immagine, allo stesso tempo, paradossale e reale, provocatoria, utopica e fisicamente concreta, quale è il progetto del Dutch Pavilion per l'Expo 2000 di Hannover, scelto per rappresentare l'immagine 'ufficiale' del loro paese.
Il problema della congestione, della mancanza di spazio, presente in un territorio sovrappopolato come quello dei Paesi Bassi, è lo stesso che già stanno vivendo, in forma certamente più drammatica, aree urbane dell'Oriente e dell'Occidente quali quelle facenti capo a: Tokyo, Singapore, Hong Kong, New York.
Per MVRDV, questo tema -al di là dei naturali riflessi sul piano antropologico, sociologico, economico, politico- rappresenta una grave forma di deprivazione della libertà a livello individuale, di violenza rivolta alla sfera della soggettività. Si tratta della sottrazione di un valore (di tipo fisico/mentale) basilare per il sereno fluire della quotidianità dell'esistere, della perdita di una fondamentale facoltà di scelta che va ad interferire con l'esercizio del possesso del proprio ambito vitale: che include la possibilità di mettere in atto i movimenti del proprio corpo come più spontanea, immediata espressione di occupazione (e di dominio) di uno spazio.
L'architettura di MVRDV, fin dai primi progetti comincia ad orientarsi lungo tale indirizzo teocico-concreto, sulla base di una forte spinta di tipo etico-formale. Per cui il concetto, in sé generico, di spazio vitale assume ben presto nella loro visione una connotazione più definita di paesaggio, un paesaggio in cui viene a fondersi, com'è nell'immagine-simbolo del Padiglione, tecnologia e natura. Un artificial landscape, dunque, da intendersi come fusione di queste due realtà (o superamento della loro distinzione).
Il libro teorico che darà organicità alla loro ricerca è Farmax: una raccolta di articoli e progetti, unitamente ad altri scritti e indagini di tipo scientifico, statistico e socio-antropologico relativi alla tematica della densità. Tale filo conduttore attraversa e lega gli eterogenei contributi, fornendo loro una cadenza logica. «Vaste aree dell'Olanda e di altre nazioni», afferma MVRDV, «sembra che stiano per essere invase da un 'materiale' suburbano fatto di case a basso costo, uffici a basso affitto, depositi ed altre strutture a bassa densità. Come tener testa a tale questione che sta modificando il nostro territorio in un 'mare di mediocrità', in una sconfinata 'grigia monotonia', attraverso un adeguamento tra differenza e individualismo? E' possibile riconsiderare questa situazione portando le densità ad un punto estremo e scompaginando la trama con inserti e polarità?» .
L'idea che sostanzia questo corposo testo è quella di istituire una sorta di pendolarità tra l'edificio, che nel suo sforzo di ri-organizzazione (di re-invenzione di se stesso) tende a proporsi come ideale prolungamento del paesaggio e il paesaggio, che a sua volta punta a confluire idealmente in una nuova struttura abitativa più articolata.
Stante questa premessa, i due progetti che qui vengono presentati, Silo Residencial en Amsterdam (Silodam) e Wonoingbouw Hageneiland en Ypenburg, pur nella diversità delle loro rispettive proposte d'impianto spaziale, risultano percorsi da un filo analogico che li lega, rappresentato dal riflesso del tema della densità.
Silodam (1995-02) si presenta come una sorta di nave attraccata all'estremità di un molo che si protende nelle acque dell'Ij. Visto dall'esterno, la costruzione appare come una sommatoria di containers variamente colorati. In realtà l'edificio è più complesso, meno lineare di quello che appare. Al suo interno, raccoglie un programma misto di 157 alloggi (monolocali, lofts, appartamenti a patio, maisonettes), uniti ad uffici, laboratori, strutture commerciali, pubbliche e per l'incontro.
L'esigenza di studiare una grande varietà di situazioni spaziali ha portato i progettisti a regolare la molteplicità delle soluzioni attraverso l'istituzione di mini-unità di alloggi, composte da 4-8 appartamenti tipologicamente simili e caratterizzati dall'identico materiale, colore, disegno d'infisso in facciata; all'interno, analogamente, la stessa differenziazione cromatica e spaziale va ad interessare vestiboli e gallerie di distribuzione. Altre variazioni dell'unità riguardano: larghezza (da 5 a 15 metri), profondità (parziale, totale, o doppio livello), altezza dei piani (da 2,80 a 3,80 metri), numero degli ambienti a disposizione (da 1 a 5), spazi aggiuntivi (serre, cortili, terrazzi, luoghi d'incontro), strutture di collegamento (ponti, scale, gallerie, corridoi), fino agli stessi caratteri della struttura (setti, pilastri circolari in c. a., o in acciaio).
La molteplicità delle funzioni strettamente interrelate tra loro nell'organismo, la varietà di scelta e di movimento al suo interno, unite alla suggestiva posizione -isolata e centrale rispetto al nucleo storico della città- sono un importante, significativa 'ridefinizione' che MVRDV intende proporre del loro concetto di 'libertà'. Un insieme di appartamenti e servizi che, pur nella loro oggettiva concentrazione in un contenitore, danno l'impressione di voler offrire l'analogo equilibrio e autonomia spaziale che si può ritrovare nella tradizionale casa con giardino. Un'idea che nasce da un attento studio dell'Unité d'habitation, nonché dalla curiosità e dal puntiglio di andare oltre la rigidità dell'impianto spaziale lecorbuseriano, cercando di 'rompere' il vincolo (in senso puramente concettuale) di quel volume chiuso.
Hegeneiland (1997-01), fa parte del piano Vinex di Ypenburg, progettato da Frits Palboom e Els Bet. Comprende cinque diversi insediamenti, cinque isole, ciascuna caratterizzata da una forte impronta distintiva e progettata da un diverso gruppo di architetti.
In quest'opera tutti i dati che caratterizzano Silodam, appaiono come rovesciati, o posti in simmetrica contrapposizione ad esso; e questo, paradossalmente, più che distinguere le due esperienze, mette in evitenza il comune nucleo concettuale di partenza dei rispettivi percorsi ideativi: alla varietà delle funzioni proposte nel primo progetto, viene opposta la monofunzionalità; alle diversità tipologiche degli organismi abitativi, l'unicità dell'offerta; alla concentrazione abitativa all'interno di un volume isolato, 'macroscopico', la 'libertà' del vivere in un territorio piatto e indeterminato, privo di punti di riferimento forti (sia naturali che artificiali); infine, alla vasta gamma di opzioni spaziali, una griglia vincolante con minime varianti (rispetto alle aggregazioni dell'unità di base e agli scarti laterali dei diversi corpi dagli assi di allineamento).
La riflessione condotta da MVRDV sulle tematiche di ordine e libertà, di vincolo e creatività è stata molto apprezzata dall'ambiente culturale olandese, infatti, è stata scelta, nel dicembre scorso, come progetto vincitore del premio biennale per l'architettura, messo in palio dal NAi (The Netherlands Architecture Institute).
Il disegno dell'impianto urbano parte dal lotto di forma trapezoidale e dalla scelta di operare attraverso dei rigidi sentieri pedonali paralleli per scandire l'area in quattro lunghe fasce di terreno, ulteriormente suddivise da brevi tratti di percorrenza che corrono ortogonalmente a formare delle frazioni di suolo edificabile di differente ampiezza. Al loro interno, i 119 alloggi nella loro dislocazione, come si è detto, non seguono l'allineamento della direttrice longitudinale prevalente, al fine di diversificare i punti di vista ed accrescere, in senso percettivo, lo spazio.
Il complesso, nella sua ideazione, si rivolge a famiglie giovani con figli. Non a caso ogni abitazione è dotata di giardino, con due spazi comuni attrezzati per il gioco infantile nella zona centrale del complesso. E' previsto, inoltre, che le vetture debbano rimanere lungo il perimetro esterno dell'area.
Il progetto sviluppa l'idea della libera associazione di un elemento base dalla forma 'archetipa': un semplice volume con tetto a due falde, che allude a un disegno di 'casa' come può albergare nell'immaginario infantile. Si tratta di un alloggio di mq. 121/130 che si svolge su tre livelli. Le aggregazioni previste di questo 'modello' portano ad avere schiere da due a otto alloggi, con giardino aperto ora sulla fronte d'ingresso, ora su quella del retro, ora su entrambe le fronti.
Ulteriori distinzioni tra i vari insiemi di unità abitative sono date dal differente materiale di rivestimento che avvolge la totalità del volume (legno, lamiera canneté, lastre di pietra, pannelli in poliuretano, tegole) e dai colori (verde edera, ocra, blu, grigio, nero). Nel giardino, infine, come è nella tradizione olandese, si trova un piccolo magazzino che in questo caso, curiosamente, riproduce in forma minimale la sagoma della casa; può essere realizzato con materiali diversi: legno, mattone e vetro (nel caso lo si voglia utilizzare come serra).



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