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Il museo laboratorio della Zampogna. Melaragni+Campagna
Rivista L'architettura.Cronache e storia N° 574
di agosto, 2003
Autore: Michele Costanzo
Articoli Archimmagine, è uno studio di progettazione formato da una giovane coppia di progettisti Francesco Melaragni e Marina Campagna, attivo da alcuni anni nel territorio frusinate. Le opere, fino ad ora realizzate, sono numerose e di notevole interesse come testimoniano, peraltro, i numerosi riconoscimenti ottenuti.
Il Museo della Zampogna sorge nel territorio di Villa Latina, fuori dal centro abitato, in un'area debolmente urbanizzata: un ambito ancora, per buona parte, libero da forti condizionamenti esterni e dalla concitazione spaziale della 'civiltà dei consumi'. Quali interpreti di questa realtà, Melaragni e Campagna, attraverso il loro progetto, hanno puntato ad istituire un fitto intreccio di rapporti tra l'ambiente naturale e le deboli permanenze storiche che la caratterizzano. Il loro percorso ideativo, dunque, tende a far emergere dal contesto il senso pervasivo di una lenta dinamica territoriale, segno di una volontà di trasformazione attenta e sensibile. E questo, attraverso una complessa articolazione di tracce e memorie -che i numerosi schizzi dal tratto intenso e riflessivo, ben rappresentano- che da un lato guardano al "presente" (e quindi alla modificazione) e dall'altro alla riscoperta dell'identità locale (e quindi alla salvaguardia, alla conservazione).
L'itinerario progettuale prende le mosse dal carattere ambientale, che gli autori elaborano con vivace spirito creativo, attraverso la definizione della figura architettonica come valore emergente, testimone e interprete della 'cultura' del luogo: divenendo, al tempo stesso, specchio di tutte le manifestazioni di indeterminazione, molteplicità, disordine, incompiutezza che sono propri di tale realtà.
Il ri-utilizzo del piccolo volume preesistente (di mq. 80 con copertura a doppia falda) che sarà incorporato nel nuovo progetto è il primo atto di tale intricato cammino. «Si trattava di intervenire», scrivono i progettisti, «su un piccolo edificio scolastico della fine degli anni '50, ormai in disuso da diverso tempo, ubicato in un'area particolare del territorio comunale di Villa Latina -accanto ad antichi complessi rurali in pietra a vista [...] manomessi da interventi moderni, ai piedi del vecchio ed arroccato borgo medioevale di Agnone [...] segnata da quello che era stato il letto di un torrente, oggi semplice spiazzo d'asfalto e di cui resta una briglia sulla quale spicca l'intervento Bivio dell'artista Alain Le Bourgoch- da recuperare architettonicamente ed ampliare per adibirlo a Museo-laburatorio dedicato alla Zampogna» .
L'accettazione, in senso concettuale, della 'coesistenza' di una varietà di elementi difformi come distinte parti di una nuova unità, rappresenta il secondo atto. L'azione progettuale, in questo modo, procede per addizioni di 'trance' formali che si sovrappongono, si intersecano cercando una nuova impossibile unità.
Il primo segno basico dell'intervento è la parete esterna, il cui taglio diagonale imprime una forte dinamica all'oggetto. Essa avvolge l'edificio esistente definendo, contemporaneamente, l'ambito del nuovo volume aggiuntivo. I materiali scelti per il suo rivestimento sono tre: il primo è l'acciaio Cor-Ten che ricopre la piccola costruzione e «con il suo aspetto rugginoso sottolinea la preesistenza dell'edificio» ; il secondo è il calcestruzzo armato in vista che circoscrive la nuova porzione volumetrica; la terza è la vetrata, che completa il tratto murario precedente, consentendo alla sala espositiva interna di prendere luce offrendo, così, allo sguardo di chi la percorre, la vista della campagna circostante. Tale ambiente è coperto da una originale struttura curvilinea sospesa, in tubolari d'acciaio sostenuti da tiranti ancorati a due alti pennoni.
Tale organismo è affiancato da un piccolo corpo curvilineo entro cui sono alloggiati una scala e un ascensore per accedere ai servizi igienici che sono interrati.
Si entra nel museo, percorrendo una rampa a struttura metallica. Superato lo spazio della réception, si succedono due sale: la prima ha la funzione di introdurre il visitatore alla conoscenza dello strumento, impiegando una comunicazione plurima di tipo mediatico (di conseguenza lo spazio è buio); la seconda ha la finalità di conservare e mettere in mostra diversi tipi di zampogne; la sala è, dunque, parzialmente occupata da vetrinette disegnate dai due progettisti, come il resto degli arredi interni.

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