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Eric Owen Moss, Culver City: The Stealth
Rivista L'architettura.Cronache e storia N° 580
di febbraio, 2004
Autore: Michele Costanzo
Articoli L'architettura di Eric O. Moss si caratterizza per la fruttuosa convivenza di due anime: l'una rivolta a perseguire una definizione razionale e logica dello spazio, trovando espressione attraverso l'impiego di forme semplici, di natura geometrica; l'altra libera, estremamente creativa indirizzata verso un tipo determinazione dell'immagine architettonica che, respingendo ogni dogma del moderno, punta a stimolare l'emotività e lo stupore in chi la fruisce. Si tratta di un processo configurativo basato su un contrasto programmatico di tipo concettuale che avvolge la figura nel suo insieme. L'interesse che deriva da tale operazione tutta mentale, risiede proprio nell'incompiutezza, nell'irrisoluzione a cui approda: dovuta alla resistenza ad individuare un interno equilibrio, un punto di sintesi tra gli opposti indirizzi tematici.
Un'architettura problematica che baconianamente ricorre all'uso della 'deformazione' come meccanismo per far emergere dalla figura l'essenza nascosta, ciò che, altrimenti, sarebbe invisibile allo sguardo.
Com'è noto il laboratorio di ricerca di Moss è Culver City, con i suoi ex edifici industriali (piccole fabbriche, magazzini, laboratori): capannoni dalla sagoma essenziale, dallo spoglio ed economico involucro in lamiera e dalla struttura altrettanto semplice in legno e metallo. E' interessante osservare, allora, come proprio quella serie di edifici che derivano dagli interventi di recupero di strutture lasciate in abbandono, sia l'origine di un rovesciamento di senso della nota distinzione/classificazione che Robert Venturi pone tra duck e decorated shed. Dove, con il duck [la papera] la forma simbolica complessiva prevale sui sistemi architettonici di spazio, struttura e programma funzionale che da origine ad un tipo di edificio che "diviene scultura"; mentre, con decorated shed [involucro decorato], i medesimi sistemi di spazio, struttura sono direttamente dipendenti dal programma funzionale e la decorazione risulta indipendente da questi.
Il ribaltamento della visione venturiana sta proprio nell'interazione sistematica che Moss propone tra questi due termini, per loro natura antitetici: un'ibridazione tra opposti, quali: concretezza e paradosso, realismo e fantasia.
Lo Stealth (1999-02) che nasce dalla volontà di rimodellazione di un composto volumetrico di tre capannoni industriali lungo Hayden Avenue, non fa che confermare l'indirizzo di base che l'autore ha tracciato per questo tipo di interventi, puntando sia al recupero delle volumetrie costruite, che alla ricomposizione di una nuova identità urbana, in senso sia visivo che ambientale.
Moss si pone due obiettivi prevalenti, in questo lavoro, che sono: la realizzazione di una facciata/ingresso al nuovo campus per imprese impegnate nella trasformazione di prodotti petrolchimici e l'organizzazione di uno spazio plurifunzionale, flessibile destinato a società legate all'entertainment. Il programma progettuale, parte dalla demolizione di una delle tre costruzioni esistenti (quella a ridosso dell'asse stradale) e prosegue con la realizzazione, in sua vece, di una nuova struttura in acciaio che si aggrappa ad un grande muro posto come scansione e sostegno dei due restanti volumi.
Lungo la parte basamentale del muro, si trovano tre punti d'accesso: al centro c'è un atrio vetrato che porta al piano degli uffici; a nord, l'ingresso allo spazio teatrale e d'incontro, con un giardino incavato (dovuto alla demolizione del capannone); a sud, l'ingresso per le auto che possono andare al parcheggio o procedere verso l'area interna del campus.
Superiormente la costruzione si sviluppa, quasi in sospensione, lungo il lato del muro rivolto verso la strada. La sua immagine è il risultato dell'innesto di due corpi affusolati di forma piramidale -l'uno, a base quadrata, l'altro, a base triangolare- posti in posizione orizzontale. Da tale operazione, il risultato è quello di un volume che procede a sezione variabile da un estremo all'altro del muro; internamente si sviluppa su tre livelli, offrendo ambienti di lavoro di differente taglio e qualità.

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