Articoli 2000/2017
 

Archivio articoli
Claus en Kaan. Tre conferme
Rivista L'architettura.Cronache e storia N° 592
di febbraio, 2005
Autore: Michele Costanzo
Articoli Uno dei tratti distintivi che caratterizza la ricerca progettuale dello Studio olandese Claus en Kaan è dato dal filo analogico che attraversa le loro opere: rappresentato dal loro apparire come entità volumetriche, piuttosto che come immagini. In questo modo, il loro obiettivo primario sembra essere quello di anteporre, in ogni progetto, la percezione della totalità dell'oggetto architettonico, rispetto alla più sottile articolazione delle componenti che sostanziano l'immagine e che sono: i materiali e loro differenti caratteristiche d‘impiego, gli elementi formali, le soluzioni di dettaglio, il complesso gioco delle loro reciproche interazioni.
A seguito del definito impianto concettuale su cui si fonda il loro percorso ideativo e dello spirito riduzionistico che attraversa la totalità del processo elaborativo (che comprende sia la fase speculativa/creativa che realizzativa), tale architettura può essere definita 'austera'. Infatti, l'impianto iconico di base a cui, in senso ideale, sistematicamente attingono i differenti interventi si sviluppa su una struttura geometrica semplice, di tipo euclideo. Questo fa apparire ciascun esito formale come chiuso in se stesso, introverso; anche se si tratta, piuttosto, di un’espressione di linguaggio volutamente sommesa e riflessiva che vuole impegnare l'attenzione dell’utente, rifuggendo dal trasmettergli 'scosse' percettive.
“La complessità del semplice", sembra essere la frase che con maggior puntualità riesca a rendere il senso del meditato e sensibile approccio di Claus en Kaan al tema progettuale; un ossimoro che, nel doppio significato che incorpora, da un lato, va interpretato come la constatazione dell'impegnativo cammino che un progettista deve compiere per depurare la forma dal superfluo, dall'altro come l’affermazione della necessità di un laborioso esercizio mentale, da parte di chi fruisce l'opera, per cogliere le molteplici articolazioni insite in un messaggio architettonico, a un tempo, così ricco di stimoli e così essenziale.
I tre recenti lavori che qui sono presentati, pur nella diversità dei programmi e dei contesti in cui si collocano non fanno che confermare la validità di una linea programmatica impressa dagli architetti allo sviluppo della loro azione progettuale, a partire dalla nascita del loro studio nel 1988.
Student Apartments, Amsterdam (1998-02) è un a struttura di servizio per l'università che ospita 61 alloggi e spazi commerciali.
A seguito del nuovo piano di zona realizzato da Pi de Bruy (dello studio De Architekten Cie.), in cui è proposto il ri-allineamento, in senso tradizionale, delle fronti degli edifici lungo la Sarphatistraat, il vecchio complesso universitario, progettato negli anni Sessanta da N. J. J. Gawronski (architetto dell'Ufficio Tecnico del Comune di Amsterdam), viene demolito. La nuova costruzione che lo sostituisce, unitaria nella sua volumetria, si compone di tre diverse tranche progettuali; la prima, è dello stesso De Bruyn; la seconda, situata nella posizione centrale, è di VMX; la terza, corrispondente al tratto più lungo, è di Claus en Kaan.
L'intervento può essere letto come una sorta di “restauro urbano”, ma senza venature nostalgiche. «Le finestre sfalsate, che rompono la griglia, rappresentano», osserva Hans Ibelings, «una sottile variazione del XXI secolo di quel decorativo 'tremolio' di finestre, porte, sporti e cornici tipico dell'architettura olandese al tempo in cui la Sarphatistraat era in costruzione» .
La griglia geometrica, se da un lato è negata dal disegno della faccia, dall'altro sembra riaffiorare riannodando, in questo modo, quell'ideale filo spezzato con la memoria modernista che, la demolizione dell'edificio di Gawronski, in qualche misura, ha rappresentato.
Rietvelden, Yppenburg (1998-02) è un insediamento urbano di 250 case unifamiliari a schiera, ciascuna su un lotto indipendente. L'organizzazione dell'area, di forma rettangolare, si basa uno schema a doppio pettine con una strada centrale d’attraversamento ed altre sei ortogonali ad essa, a cul de sac, che servono i singoli alloggi. Un progetto particolarmente accurato, anche dal punto di vista tecnologico (sistema di prefabbricazione della struttura, impiego di materiali non convenzionali per tamponature e rivestimenti) selezionato per il premio EU Mies van der Rohe 2003.
Il tema che caratterizza il progetto è l'acqua che, essendo depurata, consente molteplici attività sportive quali: nuoto, canottaggio, pesca, etc..
L'organizzazione spaziale interna di ciascuna residenza prevede lo sviluppo su due o tre livelli: a piano terra il soggiorno con cucina e, superiormente, le camere da letto con servizi.
Contrariamente all'apparente uniformità dell'insieme, esiste una notevole diversità nel taglio degli appartamenti, nella conseguente variazione delle volumetrie, in larghezza e profondità, nella differente organizzazione/aggregazione delle cinque, distinte tipologie di base.
All'esterno, ogni alloggio ha sul retro un piccolo giardino che si affaccia sul canale e, dalla parte opposta, di fronte all'ingresso principale, un piccolo magazzino con accanto lo spazio per posteggiare l'auto.
Housing Beekpark, Apeldorn (1999-02) è un insieme articolato di edifici, composto di tre costruzioni bifamiliari e una torre con 19 appartamenti, inserito all'interno del Beek Park. Essendo il parco, disegnato da Annemieke Diekman, aperto al pubblico, non sono previsti giardini privati e il parcheggio per le auto è sotterraneo.
La torre, al primo e all'ultimo livello, ha due appartamenti, mentre in quelli intermedi ne ha tre.
Le case bifamiliari, disposte sul terreno in maniera libera, si sviluppano su tre piani. La coppia di appartamenti ha superfici differenti e una diversa organizzazione dello spazio interno.
A piano terra si trovano le camere da letto, al primo piano la cucina e il soggiorno; tra questi, in corrispondenza dell'arrivo della scala, si trova un ampio patio che si affaccia sul parco e prende luce anche dall'apertura praticata sul solaio superiore. Il rapporto con il parco è ulteriormente sottolineato dalla grande finestra del soggiorno «[...] una spettacolare finestra panoramica di dieci-metri-quadrati», osserva Ibelings, «che intende stabilire, con la sua ampiezza, una diretta relazione con l'ambiente naturale del parco» . Infine, all'ultimo piano, una terrazza con un piccolo volume di servizio.
L'aspetto particolarmente interessante di questo progetto sta nella sapienza e nell'equilibrio in cui è condotto il gioco contrappositivo tra l'involucro esterno, fortemente scandito dalla partitura geometrica e dal denso senso di matericità che avvolge i volumi (attraverso l'impiego del rivestimento in mattoni), e la leggerezza, la libertà configurativa dello spazio interno che sottilmente nega, anche attraverso le ampie aperture praticate, la possibilit‡ di restare contenuto in tale involucro pesante, fortemente materico.




______________________________________

Articoli Articoli