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Momart restaurant-cafè Roma, Simone Cappellanti
Rivista L'architettura.Cronache e storia N° 597-8-9
di luglio agosto settembre, 2005
Autore: Michele Costanzo
Articoli Il nuovo caffè-ristorante "Momart" in viale XXI Aprile a Roma, progettato da Simone Cappellanti, si inserisce in uno spazio su tre piani, in precedenza occupato da una rivendita di automobili, che si affaccia su un giardinetto. L'organizzazione interna composta di un piano interrato, uno a quota strada ed uno soppalcato non ? stata sostanzialmente modificata, ma attraverso un attento gioco di "trasparenze", l'architetto ha cercato di rendere "continua" e verticalmente "unitaria" la totalitˆ dello spazio interno attraverso alcuni significativi interventi, quali: la ricostruzione della scala, realizzata con una struttura che la distacca dalle pareti come una sorta di "oggetto" autonomo; la realizzazione di un rivestimento continuo delle superfici murarie con listelli di travertino a spacco di varie misure e spessore (che formano un disegno e dal forte effetto plastico). La scelta di tale materiale (e in particolare la sua lavorazione tipicamente da rivestimento esterno) rafforza, inoltre, l'effetto di "esterno" (dell'interno del locale) che le gradi vetrate rivolte verso il giardino trasmettono. L'obiettivo di rendere la rigidità dell'impianto spaziale pi?ù aderente al dinamico flusso dei suoi frequentatori ?è stato raggiunto attraverso una serie di interventi funzionali, e di valenza puramente percettiva. Così, le diverse operazioni di trasformazione/riorganizzazione della struttura esistente, e quelle relative alla sua riconfigurazione hanno cercato di seguire una logica oppositiva basata sui contrasti: trasparente/opaco, leggero/pesante, semplice/complesso. Questo spirito si riflette sulla definizione degli stessi elementi dell'arredo: sedie, tavoli dal disegno molto asciutto e funzionale, e gli elementi minimali d'illuminazione, in netto contrasto, ad esempio, con l'impianto per il ricircolo dell'aria lasciato a vista, e i numerosi altri elementi di dettaglio tra cui la presenza di un curioso dipinto in mostra all'ingresso, racchiuso da una pesante cornice dorata, raffigurante un'Ultima cena in chiave tardo-rinascimentale (con personaggi vestiti in ricchi abiti classici), la cui presenza desituante, dà l'avvio alla sequenza delle contrapposizioni, il cui fine ? quello di stabilire immediatamente con la giovane clientela un rapporto di intima consonanza. Il senso che si può cogliere da tale esperienza progettuale ? la volontà e la curiosità di esprimere, con equilibrio ed ironia, lo "spirito del tempo", così fortemente importato dal gusto della moda e dal vivere associato.

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