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Recupero di un isolato nel borgo di Castelbasso (Te). Progetto di Raffaella Gatti, Marco Noè Sacchetti, Livia Toccafondi, Flavio Trinca
Rivista Metamorfosi N° 56
di settembre ottobre, 2005
Autore: Michele Costanzo
Articoli Uno dei principi basilari della brandiana Teoria del restauro ? che l'intervento di risarcimento di un'opera d'arte deve mirare al ristabilimento della sua unità potenziale "[...] purchè ciò sia possibile senza commettere un falso artistico o un falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio dell'opera nel tempo". E questo, perchè, durante il corso della sua esistenza, l'opera cristallizza la propria essenza nella materia che la sostanzia. In tale percorso temporale essa non potrà non subire delle trasformazioni, che potranno anche risultare violente e brutali. E' chiaro che l'intervento di restauro non potrà essere condotto al di fuori del processo di mutazione connaturato nell'opera stessa, senza altrimenti indulgere ad un atto di "depurazione" (dai segni degli accadimenti) che volge al travisamento, o di memoria che inclina all'oblio, come nel Tlšn borgesiano: un modo di interrogare il passato e, nello stesso tempo, la possibilità di modificarlo, in quanto, come lascia supporre l'autore, divenuto pi?ù impervio e impenetrabile dell'avvenire stesso. E' necessario, dunque, che i materiali prodotti dalla nostra cultura, siano essi sculture, dipinti, architetture, o città d'arte, oltre ad essere preservati per il contenuto estetico insito in essi, lo siano anche per il loro valore di documento storico. La proposta di "Recupero e riqualificazione di un isolato nel borgo di Castelbasso", elaborata da Raffaele Gatti, Marco No? Sacchetti, Livia Toccafondi, Flavio Trinca, risulta esemplare per la ricerca attenta dell'adeguata espressione in senso spaziale e formale dei principi teorici sopra accennati. Il progetto, peraltro, ? risultato vincitore della XVI edizione del Concorso Nazionale di Progettazione Terecas Architettura 2003. Il borgo storico di Castelbasso ha mantenuto un suo carattere unitario e l'ipotesi d'intervento in un nucleo edilizio molto circoscritto del suo tessuto punta, da un lato, a non incrinare il delicato equilibrio che sostanzia l'identità formale dell'insieme urbano e, dall'altro, a creare delle possibilità per inserire spazi idonei per attività culturali rispondenti alle necessità e alle logiche comportamentali del presente. Il progetto s'insinua nel tessuto esistente senza modificare sostanzialmente le antiche volumetrie, scrivono gli architetti, selezionando [...] quegli aspetti configurativi che possono entrare nel progetto del nuovo per connotare il passaggio fra presente e futuro. La destinazione delle parti da ricostruire e/o da ristrutturare ha richiesto lo studio delle possibili attività che Castelbasso potrebbe svolgere in continuità con quelle già iniziate. La bellezza dei luoghi, dei materiali, delle dimensioni hanno riconfermato come vocazione primaria quella di centro d'arte e di scambio di cultura. In questo modo, i progettisti hanno immaginato un centro per mostre e dibattiti teso a mantenere vivo il rapporto tra il nucleo urbano storico ed il territorio circostante nel quale si sviluppa ancora un'importante attività produttiva basata sull'agricoltura. L'intervento, elaborato attraverso puntuali disegni, si presenta come una struttura unitaria, dalla spazialità fluida e continua, in grado di adattarsi alle diverse necessità di "permanenti e saltuari eventi". Il complesso impianto ?è organizzato su più? livelli (serviti da rampe, scale, ascensori), ed ha molteplici accessi dalle strade che l'affiancano. Il tema unificante, attorno al quale si articola la successione di ambienti variamente configurati, ? una piccola corte (la cui determinazione volutamente oscilla "tra innovazione e conservazione") che svolge "[...] il ruolo d'ingresso per chi arriva dalla rampa che attraversa la cinta muraria"; tale circoscritto ambito, per gli autori, costituisce il punto d'inizio, l'incipit di tutte le possibili "umane vicende" che potranno aver luogo nel paese. Lo sviluppo dinamico degli spazi ? espressione di una tensione verso il rapporto con l'esterno: con le strade del paese e con il territorio circostante. In questo modo, l'articolazione delle volumetrie ? finalizzata a favorire, attraverso opportuni tagli praticati nelle pareti esterne, questo rapporto non solo visivo, ma teso ad operare una profonda integrazione nei confronti della realtà circostante. Il "tassello" dell'intervento nel tessuto storico del paese, si caratterizza formalmente per l'impiego di un "involucro-copertura-rivestimento" in acciaio corten: una superficie continua, piegata che "[...] si appoggia sulla muratura esistente". La lunga fessura longitudinale che attraversa e lega con un segno unitario le coperture dei diversi volumi, ed alcune superfici verticali poste in posizione arretrata sono in cristallo satinato; esse illuminano gli ambienti interni, e sono particolarmente predisposte per offrire uno "scenografico" effetto notturno. Ma, soprattutto, tale scelta formale, d'identità e continuità tra piano di copertura e fronte prospettico, per gli autori ha un valore simbolico-rappresentativo del loro approccio al tema progettuale. La piega rappresenta la compressione, lo stare fra le cose con una densità di significati, entrare nel colloquio con l'antico e denunciare la difficoltà e nello stesso tempo l'impossibilità dell'autonomia.

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