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Twoface .Un complesso edilizio ad Almere di Nio Architecten
Rivista Controspazio N° 118
di , 2006
Autore: Michele Costanzo
Articoli Maurice Nio è un giovane e noto architetto olandese che nel suo recente soggiorno fiorentino, in occasione di una mostra itinerante dei suoi lavori, la cui prima tappa è stato lo spazio di Santa Verdiana, ha avuto occasione di ammirare direttamente l'opera del Pontormo agli Uffizi, alla Cappella Capponi in Santa Felicità e alla Pieve do San Michele a Carmignano, dove si trova quella Visitazione che ha così fortemente segnato l'immaginario di Bill Viola per l'abbagliante cromia fantastica e astratta dei panni che rivestono i quattro personaggi.
Al contrario, come l'architetto stesso ha avuto occasione di accennare nell'introduzione ai suoi lavori all'apertura della mostra fiorentina, la sua attrazione nei confronti del Pontormo risiede nella quantità/qualità di spazio che il pittore toscano interpone tra le figure, come una sorta di valore nuovo e sorprendente: un'assenza di volume che si trasforma in presenza quasi concreta e tattile. Questo tema del "vuoto", che nel Pontormo assume una dimensione iconica che regola ed equilibra la dislocazione delle figure sulla superficie dei suoi dipinti, per Nio rappresenta il tema centrale della sua recente ricerca: riferito, in questo caso ai vuoti del "corpo urbano" che sono gli "spazi tecnici". Si tratta di luoghi di transito senza qualità (tunnels, sottovia, fermate d'autobus, parcheggi, aree industriali) , o d'accesso interdetto (discariche, autostrade, barriere contro il rumore). L'obiettivo dell'architetto è quello di intervenire su tali spazi minori dello scenario urbano, con cui l'utente ha un rapporto quasi quotidiano, per migliorare la qualità della vita all'interno della città.
Per Nio si tratta di "trasmettere un'anima ad una realtà che ne è priva" cercando di ritrovare un nuovo genere di "relazione tra persone e oggetti in una dimensione di tipo spirituale". Tale indirizzo di ricerca, a partire dalla formazione nel 2000 del suo nuovo studio Nio Architecten, ha dato origine ad una nutrita serie d'interessanti progetti tra cui si ricordano: The Amazing Whale Jaw a Hoofddrop e Touch of Evil a Pijnacker.
The Amazing Whale Jaw (2003), è una fermata d'autobus vicino allo Spaarne Ospital. La struttura posta da Nio, al centro di un grande slargo come un volume dalla forte plasticità serve, per prima cosa, a rompere una consuetudine che vede impiegare oggetti di servizio assolutamente anonimi e neutrali rispetto al luogo. Qui, l'autore s'ispira ad Oscar Niemeyer, com'egli afferma, creando un ponte tra Modernismo e Barocco. La costruzione, realizzata interamente in polyestyrene ospita, al suo interno, un piccolo ufficio per il personale addetto ai trasporti.
Touch of Evil (2004), è un intervento di trasformazione in senso cromatico e plastico delle superfici relative ad un tratto di infrastruttura viaria. Si tratta di una grande "impronta" tridimensionale di colore rosso che, come scrive Nio «[...] non è stata creata per esternare un'intima, o personale esperienza. L'intento, al contrario, è stato quello di rendere visibile, all'interno di un anonimo tunnel, una forma inumana di vita» . La sua forma "inumana"è espressione dell'anima del paesaggio dell'antico polder, trasformato dallo sviluppo urbano, che s'insinua tra le pareti e il soffitto del tunnel lasciando di sé una strana, inquietante impronta visibile.
Il complesso residenziale Twoface, realizzato da Nio Architecten ad Almere (2004), per certi versi sembra differenziarsi dalla linea sopra indicata, soprattutto per la sua notevole dimensione. Diversamente, rimane ancora come elemento caratteristico costante l'approccio sensibile e fantasioso al luogo e al modo di impostare il tema progettuale che, in questo caso, risiede (in analogia con le figure pontormiane) nella ricerca di una dimensione individuale dello spazio pur mantenendo l'unità dell'insieme.
Si tratta di un insediamento abitativo che si basa su una scelta costruttiva a prevalente sviluppo orizzontale. Da un lato, la sequenza degli appartamenti a ridosso dell'Hoge Vaart, canale sulle cui calme acque vanno a specchiarsi i lunghi prospetti composti di fasce di rivestimento in vetro bianco latte, alternate a lamelle lignee molto sporgenti, "sembrano le ciglia truccate di un occhio di donna", osserva Nio, per accentuare in senso percettivo l'andamento lineare del complesso. Dal lato opposto, invece, la facciata si caratterizza attraverso un rivestimento rustico in laterizio di colore rosso-nero, e le finestre variopinte disposte in serrata sequenza verticale.
I diversi corpi si sviluppano su tre piani, contraddistinti dalle due lunghe facciate marcatamente diverse tra loro, un po' come Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Una duplicità che nasconde una complessità interiore basata sulla definizione di una serie di unità abitative tra loro diverse e indipendenti, in quanto tutte provviste d'ingresso diretto sulla strada, compresa la serie di appartamenti del secondo e del terzo piano.

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