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Comunicazione e territorio
Rivista Metamorfosi N° 53
di marzo aprile, 2005
Autore: Michele Costanzo
Articoli Tra le molteplici trasformazioni della società contemporanea che si debbono registrare come conseguenza, più o meno diretta, della globalizzazione è l'avvenuta erosione dei nuclei fondativi dello status culturale del "moderno", che ha investito i territori dell'arte, dell'architettura, del disegno industriale, e del pensiero critico.
La ragione di tale modificazione dell'assetto ideale e concreto del fare artistico che, come afferma John Seabrocok in Nobrow: The Culture of Marketing, the Marketing of Culture, ne ha messo in crisi gli stessi parametri di giudizio, è il riflesso dello stretto rapporto che si è venuto a stabilire tra due entità in sé contrastanti, quali marketing e cultura.
Tale 'impossibile' unione ha prodotto una forma ibrida di comunicazione basata sull'inautentico in cui sembra rispecchiarsi quasi totalmente la cultura di massa.
Questo importante processo metamorfico dal dilagante sviluppo ha investito il meccanismo produttivo dell'arte, dell'architettura e di qualsiasi altra forma d'espressione del mondo figurativo. Rispetto a tale realtà, la riaffermazione di valori ormai obsoleti non può risultare un obiettivo perseguibile, quanto piuttosto l'individuazione della giusta condizione in cui ogni pratica artistica sia in grado, per dirla con Karl Krauss, di "attrezzare la cultura con uno spazio d'azione".
Il fine da perseguire dovrebbe essere quello di ricavare, all'interno della confusa realtà in cui si manifesta il presente, il senso della collocazione 'politica' dell'autonomia artistica (incluse le sue connaturate trasgressioni), e della dialettica storica della disciplina critica (unitamente alle sue contestazioni).
L'immagine del 'deserto' che la quantità diffusa dell'offerta suggerisce, al di là di una forma reattiva all'eccesso, è il risultato dall'annullamento di ogni differenza qualitativa determinato dallo strisciante processo di omologazione. Tuttavia in questo arido, uniforme paesaggio apparentemente senza sbocchi (quasi un'eliottiana "terra desolata") non mancano ideali 'oasi' di cultura, che rappresentano la possibilità di ricavare all'interno di questa realtà dei territori protetti in cui sperimentare, ricercare, individuare nuovi percorsi intellettuali e realizzativi.

Rispetto a quanto sopra accennato, importante enclave e fondamentale 'campo di riflessione' risulta essere la Provincia senese, dove da diversi anni l'Associazione Arte Continua di San Gimignano sta portando avanti un'iniziativa culturale tesa a coinvolgere le varie amministrazioni comunali che la compongono, le forze economiche e produttive, locali, le istituzioni culturali, gli abitanti delle comunità interessate e il pubblico vasto e variegato dei visitatori.
Si tratta della manifestazione Arte all'Arte che quest'anno è giunta alla sua IX edizione. Un evento artistico di grande interesse che ha come generale punto di riferimento il territorio con le sue città d'arte e i distretti industriali che le assediano e, come fine operativo, quello di istituire una dialettica tra la volontà di salvaguardia del patrimonio artistico locale e la disponibilità a recepire le nuove istanze della modernizzazione.
In tale prezioso contesto culturale, verso la fine di ogni estate vengono realizzati degli interveventi artistici che investono alcuni centri (diversificati nel corso degli anni) con l'intento di sviluppare, attraverso proposte particolarmente mirati, una serie di contiguità che spingono a cercare sempre nuovi equilibri. «Siamo convinti che questo potrebbe essere il momento per l'arte», afferma Mario Cristiani, «di diventare il punto di equilibrio tra locale e globale e, per via di seduzione e comprensione personale, riuscire ad avvicinare i linguaggi collettivi» .
Per l'attuazione di tale 'azione corale' una questione importante è la definizione del criterio di scelta degli artisti, che devono essere in grado di interpretare lo spirito del luogo; e questo, «[...] per non cadere nella trappola di far usare lo spazio pregiato delle città d'arte come semplice fondale». Pure, importante, è che «gli artisti siano già riconosciuti e apprezzati sul piano internazionale come lo sono gli artisti del passato la cui presenza permea queste città». Ad essi è chiesto «di venire a vedere, respirare e scegliere il luogo per il quale concepire e realizzare l'opera come se dovesse abitare lì per sempre» .
Arte, architettura e paesaggio sono i nuclei concettuali attorno a cui si muove il progetto di Arte all'Arte. L'obiettivo è quello di individuare un punto d'equilibrio tra città e campagna, tra cultura internazionale e quella che si sviluppa in un territorio circoscritto, ricco non solo di permanenze storico-artistiche, ma anche di una cultura produttiva (agricola, artigianale, industriale) piena di vitalità. In questo modo, l'arte ha la possibilità di uscire dal museo per fondersi con il paesaggio e la sua architettura esaltando il legame tra passato e presente e rimettendo in gioco situazioni ambientali, culturali e attraverso proposte artistiche di tipo "relazionale", in cui il pubblico non è più solo spettatore, ma anche soggetto attivo dell'evento; «[...] l'opera d'arte e lo spettatore», osserva Florian Matzner, «giungono a essere le due cose insieme: soggetto e oggetto e viceversa. La funzione dell'artista in questo contesto è quella di "producer" di una relazione, l'artista fa un'offerta allo spettatore che, a sua volta, può accettare o meno» .
Dei numerosi lavori realizzati nei diversi comuni sparsi nella campagna senese, è importante ricordane alcuni per delineare, seppure in maniera succinta, la varietà dei modi in cui è stata affrontata, e interpretata nel corso degli anni la tematica "relazionale" nei confronti di un territorio (così singolare) e della comunità che lo abita.
Joseph Kosuth, La sedia davanti alla porta, San Gimignano (1999) . L'artista pone all'interno della Loggia del Podestà una serie continua di lastre di pietra serena in cui è incisa una frase di Walter Benjamin tratta da Immagini di città (1925), in cui riflette sulla particolare abitudine degli abitanti di San Gimignano di utilizzare quel particolare luogo del potere cittadino come punto d'incontro quotidiano, occupandolo con le sedie portate da casa.
L'installazione si sviluppa attorno al concetto di soglia, che è la linea ideale di confine tra spazio pubblico e spazio privato. L'artista, attraverso la citazione monumentalizzata di Benjamin sottrae la frase dall'intimità di un libro conferendo ad essa il carattere pubblico di monumento.
Alberto Garutti, Premiata società corale Vincenzo Bellini, Colle di Val d'Elsa (2000) . L'idea da cui si muove l'artista è quella di sviluppare un concetto di arte utile, infatti, egli afferma: "E' necessario che l'arte ritrovi la relazione con la realtà della vita". Così, egli propone il restauro di un edificio importante per il mantenimento e lo sviluppo di una tradizione fortemente radicata nella comunità. In questo modo, il palazzo è stato riportato alla sua situazione originaria e nello stesso tempo è diventato un tangibile oggetto simbolico del rapporto tra contesto sociale, ambiente architettonico e artista (dove l'artista non è più il 'realizzatore del bello', ma un piuttosto un 'intermediario' culturale che cerca di stimolare le forze della comunità per un lavoro collettivo).
Pascale Marthine Tayou, Plastic Bags, San Gimignano (2001) . L'intervento si inserisce in un luogo pubblico e simbolico per la vita sociale del paese: un campo di calcetto. L'artista fissa tra le maglie della rete di protezione che delimita lo spazio di gioco una serie di buste di plastica raccolte nei suoi viaggi intorno al mondo. Puntando sull'effetto della quantità riproduce, svuotandolo di senso, un effetto pubblicitario. L'immagine proposta è quella di un'alta parete colorata e ondeggiante al vento, ma in essa è contenuta anche l'idea del viaggio attraverso le tracce che la compongono dei paesi visitati.
Nari Ward, Santuario illuminato dei vani peccati, Poggibonsi (2001). Il luogo dell'intervento e un inceneritore. L'artista pone l'opera, una grande scultura praticabile, sul colmo di una discarica coperta, simbolo del consumo, del bisogno, del desiderio bene o male soddisfatto, ma tenuto lontano dalla vista di tutti. L'oggetto riprende la forma di un camper con le pareti di alabastro bianco traslucido e con la parte frontale dell'abitacolo danneggiata e invasa da un ammasso di residui ferrosi prodotti dall'inceneritore. All'interno si trova il santuario con alle pareti sacchetti di teflon (materiale impermeabile utilizzato per contenere residui tossici) impiegati come degli ex-voto, ed un piccolo altare con sopra delle candele rosse accese.
Surasi Kusolwong, 1000 lire Market, Casole d'Elsa (2001). Con la sua installazione l'artista dà vita, nella piazza del Comune, a un mercatino dove gli articoli, tutti rigorosamente "made in Thailand", sono venduti al prezzo di 1000 lire: un'offerta che vuole sovvertire la scala di valore commerciale e sorprendere il pubblico che si lascia attrarre e coinvolgere in una animata performace. Con gli stessi oggetti l'artista allestisce dei festoni lungo la via principale che confina con la piazza.
Lothar Baumgarten, Ecce homo, Montalcino (2002) . L'intervento consiste in 25 diaproiezioni che vanno ad investire la superficie interna della chiesa sconsacrata di San Francesco, badando a mantenere una precisa sintonia con la sua conformazione fisica. Le immagini sono quelle delle vetrine dei negozi del paese, dettagli di generi alimentari, animali, candele.
Nello spazio un tempo destinato al culto, l'artista introduce i segni della logica del commercio, che è il motore di quasi tutte le trasformazioni. Le immagini delle vetrine eleganti e ben fornite galleggiano nello spazio debolmente illuminato come dei fantasmi. All'interno dello spazio ecclesiale le immagini proiettate, vere icone della quotidianità secolarizzata votata al consumo creano un acuto senso di contrasto.
Per Barclay, Rosse spirali, Montalcino (2004) . L'installazione consiste nell'occupazione dell'intero spazio della chiesa di San Francesco, da parte di un tubo trasparente di mille metri entro cui scorre del vino misto a bolle d'aria. Un flusso organico grazie al quale il Comune di Montalcino è famoso in tutto il mondo, all'interno di una chiesa può assumere, altresì, una valenza religiosa.
Il tubo, dunque, entro cui scorre tale liquido sacro e profano è come un flusso d'energia sotto forma di spirali che investe lo spazio in ogni direzione e lo risignifica rendendolo, a un tempo, dinamico e coinvolgente.

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